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San Giuseppe Vesuviano/Ottaviano. Omicidio Pizza: 15 anni per Marigliano. Chiesti 16 anni per il suo complice

sabato 15 ottobre 2011, di Giovanna Salvati


San Giuseppe Vesuviano. Omicidio Pizza: condanna in primo grado a 15 anni per Luca Marigliano. Chiesti 16 anni invece per il complice Giuseppe Casillo. Un processo lungo, le difficoltà della difesa e l’attesa della famiglia che chiede “verità”. E’ solo il primo sigillo sul caso dell’omicidio di Giuseppe Pizza, il 28enne di Piazzolla di Nola ucciso brutalmente con una coltellata dritta al cuore per un banale disguido dovuto alla viabilità. Di certo l’esito non riporterà in vita il giovane ma almeno la chiarezza di quello che fu servirà a dare rassegnazione e giustizia al suo delitto. Si è infatti concluso il primo iter giudiziario proprio nei giorni scorsi che vede serrare un primo capitolo soprattutto per uno dei due indagati, Luca Marigliano che ha visto recapitarsi, con l’accusa di colpevole, la condanna a 15 anni seppur con rito abbreviato. La tesi portata avanti dalla difesa, l’avvocato Luca Capasso, ovvero di aver agito per legittima difesa, non è stata sufficiente per il pm la dottoressa Ilda Iadanza che ha condotto le indagini, e cosi la decisione del giudice che ha respinto le tesi dell’avvocato Capasso condannando il suo assistito, in primo grado alla dura pena. Per lui, ospite nel carcere di Nisida per minori, ora trasferimento nel carcere di Poggioreale, e attesa di quelle che saranno le scelte della difesa. Senza dubbio la mano omicida, le assurde motivazioni che hanno portato a tanto e soprattutto il volto reo,sembrano già aver chiuso un importante capitolo di questa assurda vicenda. Sorte invece ancora da decidere per l’altro complice, Giuseppe Casillo che quella notte si trovava alla guida della Smart:a difenderlo è l’avvocato Enrico Ranieri e per lui da parte del pm della Procura di Nola la dottoressa Carla Bianco la condanna a 16 anni con l’aggravante di aver commesso il reato in concorso con il minorenne, decisione ora che però passa al Gup di Nola che si pronuncierà nei prossimi giorni. Ma la mente nel frattempo scorre a quella notte del 18 ottobre del 2010 quando la giovane vittima riversa in una pozza di sangue, fu ritrovata in via Croce Rossa. Il corpo era quello di Giuseppe Pizza, un giovane che per uno stupido disguido fini sotto le mani omicide che ne cancellarono la sua esistenza. Da quella notte tutto cambiò. A rimboccarsi le maniche furono i carabinieri del Nucleo Operativo di Torre Annunziata coordinati dal Capitano Luca Toti, che ritornarono sul luogo del delitto spulciando ogni punto di quella maledetta strada, via Croce Rossa,in cerca di qualche traccia. Qualcuno aveva visto ma l’omertà ne faceva da padrone. Nonostante tutto gli uomini del Capitano Toti decisero di sottoporre i primi fermi: sei ragazzi furono ascoltati tra questi, due finirono nel registro degli indagati. E’ il 24 Novembre, mentre la famiglia cerca la rassegnazione e si culla nel dolore, lui il primo indagato, Giuseppe Casillo 19 anni, residente a San Giuseppe “figlio di buona famiglia” finisce in carcere. Per lui l’accusa è quella di concorso in omicidio. Dopo nemmeno 24 ore ecco la decisione dei carabinieri di effettuare un nuovo fermo. Questa volta a finire in manette è un minorenne. Ebbene si, Luca Marigliano residente a San Gennarello all’epoca dei fatti aveva 17anni ma è stato la sua mano ad infliggere le incessanti coltellate al giovane Pizza. Di quel caso ancora una cosa però manca: l’arma del delitto, e l’amarezza per un crimine che tuttora fa vergognare e riflettere.

Messaggi

    • A loro viene concesso persino un percorso terapeutico per la reintegrazione nella società,nell’istituto vengono seguiti da equipe mediche specializzate,vengono istruiti e coccolati,poichè lo stato Ritiene che chi commette reati in èta inferiore ai 18 anni,non possa essere sottoposto alla detenzione e alle pene previste per coloro che invece hanno raggiunto la maggiore età.
      Io dico che Criminali si nasce,e soprattutto Colui,un adolescente,che esce di casa con un arma non potrà dire di averla con sè per un caso fortuito. Ci sono frutti che all’esterno possono avere un aspetto gradevole,ma può rivelarsi spesso che all’interno siano marci,e un frutto marcio è destinato a cadere dall’albero,o ad essere scartato perchè non potrà mai diventare maturo.
      Giuseppe purtroppo quella notte era solo,solo contro il Male!

  • La " Verità "

    Non sarà certamente questa sentenza a darci la verità sui fatti di Via Croce Rossa.

    L’omicidio di questo sfortunato giovane non nasce una fredda sera di ottobre del 2010, erano forse vent’anni che dal passaggio a livello della Circum fino ad arrivare allo spiazzo della pescheria ( circa un Km più a monte ) succedevano cose abominevoli.
    Centinaia , e non solo due , di giovani impegnavano il loro tempo a fare risse continue fra loro non disdegnando di colpire ignari automobilisti di passaggio colpevoli solo di averli guardati o di aver suonato il clacson per invitare questi " giovani " a non usare la pubblica via come parcheggio.

    Come si sono comportati questi " giovani " negli ultimi vent’anni bisognerebbe chiederlo a quei pochi residenti che hanno avuto il coraggio di opporsi a questi comportamenti demenziali,il risultato nei casi migliori è stato il vandalismo della propria auto,in quello peggiore botte da orbi.

    Questi " giovani " erano abituati a risolvere le proprie questioni personali in branco,più o meno come avviene nella giungla. Per avere un termine di paragone basta riferirsi alle Iene,animali feroci che aggrediscono solo prede isolate o ammalate ma sempre al buio. La luce non ha mai favorito i vigliacchi.

    Per anni le forze dell’ordine hanno reagito facendo i posti di blocco a monte e a valle dell’area di operazione del branco,attività che non ha mai impressionato i le belve che pascolavano in quel martoriato kilometro di strada.
    Giusto per fare un poco di storia in quel km di strada sconnessa abbiamo avuto due vittime per incidenti stradali e decine di feriti per risse. Il tutto nell’oblio di un’intera comunità.

    L’altro grande assente è la Pubblica Amministrazione che incapace di mettere ordine nel malcostume generale pensò bene di istituire il senso unico. L’idea era di ridurre le macchine in circolazione per evitare che si fermassero a parlare incrociandosi,il risultato fu aumento a dismisura della sosta selvaggia a causa dell’assenza dei controlli. Sindaco e giunta si ricordavano del disagio sociale giovanile solo quando bisognava finanziare l’Estate Ragazzi che si svolge ogni anno al seminario.

    L’ultimo,ma non il meno importante, a salire sul banco degli imputati è,secondo me, l’intera società civile Sangiuseppese che ha totalmente abdicato il proprio diritto al controllo del territorio e della vita sociale. Tutti si chiudono in lussuose case dietro muri di cinta altissimi protetti da Vigilantes ed allarmi disinteressandosi di quello che avviene lungo le strade e principalmente,di ciò che fanno i propri figli mentre sono in giro.

    Oggi mi sento di dire GRAZIE a Michele Pizza,questo sfortunato giovane che ha trovato la morte lungo una sgangherata arteria Sangiuseppese. GRAZIE perchè il suo sacrificio ha reso via Croce Rossa impraticabile per i branchi di iene che vi pascolavano prima,oggi è impensabile parcheggiarsi in quel Km di strada perchè si sarebbe subito etichettati con " ...ecco quelli sono amici degli assassini ...." Un’etichetta ben più forte dei pochi posti di plocco delle forze dell’ordine.Una situazione ancora più mortificante per la società civile sangiuseppese
    I branchi non sono spariti,non ci siamo evoluti,oggi per incontrarli basta fare un giro fuori ai locali della movida sangiuseppese per assistere agli stessi comportamenti ignoranti ed arroganti,solo un poco arginati dai grossi neon pubblicitari. Come detto prima i vigliacchi hanno bisogno del buio per esprimersi al meglio.

    Che tristezza.

    MIMMO RUSSO

  • la maggior parte dei sangiuseppesi... sono TUTTI ILLUSI!!! Si credono il padre eterno, ma sono solo delle merde secche!!!

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