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Terzigno. Tema discarica: il convegno organizzato dai Giovani Democratici rispolvera "verità scomode"

sabato 22 ottobre 2011, di Giovanna Salvati


Terzigno. Si scrive discarica ma si legge “vergogna”. Il confronto contro Cava Sari andato in scena nell’aula consiliare del municipio terzignese, ha solo spazientito i cittadini ch e ancora una volta sono andati senza alcuna risposta concreta. Un anno è passato ma la terra vesuviana continua a tremare per ferite ancora aperte che ogni volta, ribalzano, al solo pensiero di quei giorni che furono. Lontani si, ma sempre dietro l’angolo e pronti a ritornare. Il dramma non è avere lottato per quei rifiuti - che ora sono parte integrante del Parco Nazionale del Vesuvio - ma di una battaglia vinta e a metà, e che solo ora dopo un anno, risveglia le coscienze umane alla mera ipotesi di chiusura della cava Sari perché ormai satura. “E dove finiranno quei cumuli di munnezza?” Nessuna risposta da nessuno dei presenti. “Il nostro obiettivo era riflettere – ha esordito il consigliere comunale Enzo Aquino – riflettere su un tema dove purtroppo la nostra amministrazione non è stata capace di gestire l’intera vicenda, non sono stati capaci di mantenere nemmeno all’unica promessa fatta di diminuire o cancellare la Tarsu in città”. La sala è gremita, e l’invito a partecipare lanciato dai promotori del dibattito, i Giovani Democratici, accende si i riflettori ma lascia l’amaro in bocca. Presenti anche le mamme coraggio, le mamme vulcaniche. Al tavolo invece dei relatori c’è Gaetano Miranda ,segretario dei Giovani Democratici di Terzigno che assieme ad altri giovani fu fermato dai carabinieri mentre faceva le riprese della discarica. Con lui Maria Rosaria Esposito, l’avvocato che con grinta insieme ad un pool di legali ha presentato diverse denunce ed esposti mettendo al centro dei suoi scritti il tema dell’ambiente. Dal comitato La Ginestra l’appello di Annarita Ranieri è sulla speranza di imparare finalmente a rispettare l’ambiente. “La lotta, la nostra lotta, non è stata vana – ha invece commentato Franco Matrone, rappresentante della Rete dei Comitati – è stato un esempio forte e compatto che ha posizionato l’attenzione di tanti su un problema che ieri interessava noi, ma che potrebbe coinvolgere qualsiasi paese”. E ancora l’intervento di Annapina Avino in prima linea sulla lotta per far aggiornare il registro tumori nel territorio vesuviano. Non sono mancati gli interventi da parte dei cittadini: nelle parole della signora Anna i dubbi su eventuali sversamenti nella vecchia Sari, chiusa nel 1989, mai bonificata ma che secondo la testimonianza della cittadina potrebbe essere attuale sversatoio. Ipotesi però sulla quale almeno per il momento, non vi si trova alcuna conferma. Con rabbia invece l’appello di Antonella “non è colpa dei politici, è colpa anche di quei cittadini che non scendono ancora a protestare, siamo anche oggi gli stessi di un anno fa, la protesta, la conoscenza e la difesa di questo territorio dovrebbe interessare tutti non solo noi, vergogniamoci”. A chiudere l’intervento di Giuseppe Capasso , sindaco di San Sebastiano al Vesuvio e presidente della Comunità del Parco che si è concentrato sulla gestione autonoma dei rifiuti e la realizzazione di una serie di impianti intermedi di trattamento dell’immondizia ricordando l’accordo l’accordo che i 19 Comuni della zona vesuviana hanno firmato relativo alla realizzazione di impianti sul territorio ma che ancora sono in fase di progettazione. L’incontro si è chiuso sulla scia di una lettera scritta da una mamma “la parola tumore fa rima con amore, hanno la stessa intensità ma la prima è solo un pugno al cuore, allo stomaco”. Fiumi di parole, su un volto velato di lacrime che legge la lunga lista di persone morte per quel maledetto tumore.

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