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Ottaviano. L’addio della città ai due "eroi del lavoro"

domenica 6 novembre 2011, di Giovanna Salvati


Una folla di parenti, amici, ma anche semplici conoscenti, tutti per l’ultimo saluto ad Alfonso Peluso ed Antonio Annunziata, i due operai morti il 2 novembre mentre lavoravano in un pozzo artesiano. Una cerimonia semplice dove il dolore era l’unica parola d’ordine. E’ l’Ave Maria cantata a cappella, per volere degli amici di Antonio ed Alfonso, che risuona e scolpisce ogni attimo di quella assurda tragedia. Sui volti solo lacrime, disperazione, angoscia ed incredulità dinnanzi ai due feretri. E’ il cortile delle suore, dell’ordine Povere Figlie della Rivisitazione di Maria, ad aprire i cancelli al corteo che dalle case dei due operai si è congiunto per dare l’ultimo saluto a due eroi. Due eroi si: due uomini semplici che hanno incontrato la morte insieme. L’uno per aiutare l’altro. Le loro vite cosi diverse, ma unite dalla loro amicizia cosi forte e solida, che li ha condotti insieme anche alla morte. Antonio Annunziata aveva 63 anni, ed era il pilastro di casa: sua moglie Carmela incredula stringeva le mani dei suoi figli Luigi, Biagio, Lucia, Maurizio e Mercuria. Abitava a via Lucci e “teneva al suo lavoro, ai suoi figli non ha mai fatto mancare niente, insegnando il rispetto e la lealtà” cosi lo ricordano i suoi nipoti. Al suo fianco, il feretro del suo amico Alfonso Peluso di appena 44 anni, ed è qui che la tragedia si colora di più. Lui, aveva ben dieci fratelli adorava sua moglie Angela e i suoi gioielli Emilio e Mario. E’ nei loro occhi la paura di affrontare la vita senza il loro papà che li rende ancora più affranti. Sull’altare anche il gonfalone del comune di Ottaviano, scortato dalla polizia Municipale in alta uniforme, al loro fianco il vicesindaco Francesca Ambrosio ed il Presidente del Consiglio Saviano. “Di fronte a quanto è accaduto,a questa tragedia,chi ci potrà dire una parola di speranza” queste le parole di Monsignore, Vicario Vescovile don Lino D’Onofrio che insieme al parroco don Raffaele cercano di ricordare la semplicità di due uomini, due eroi “Potremmo consolarci gli uni gli altri,ma le nostre parole valgono poco se poi non c’è un gesto ulteriore- incalza don Lino - Noi possiamo dire con forza che questa tragedia (perchè le cose vanno chiamate con il loro nome) non è l’ultima parola né della vita di Alfonso e di Antonio,né della nostra vita. I loro volti sono impressi nel cuore. Il dolore resta. Sarà un punto fisso e rappresenterà una tappa della nostra esistenza. Ma di fronte a questo dolore, la Fede ci sottolineerà la certezza che questo non è un punto di non ritorno. E noi avremo la gioia di rincontraci di nuovo . E noi già adesso possiamo avere la gioia nel dolore di continuare a vivere la vicinanza con Alfonso e Antonio. Attraverso una forma diversa che è quella della preghiera, quella del dolce ricordo, quella della possibilità di affidarci insieme all’unico Signore. Loro ci hanno insegnato due grandi cose – sottolinea il vicario vescovile - due gesti che hanno caratterizzato la loro esistenza,almeno in questo ultimo tratto. Quello del lavorare per mantenere le proprie famiglie,che è un gesto di carità,di amore,di responsabilità. Ed il secondo gesto, quello dell’aiutarsi l’uno con l’altro. Sono due gesti che non dobbiamo dimenticare. Perchè ci insegnano che c’è una dignità in quello che si compie. Ma a questa dignità segue anche una grande umanità. Soccorrere l’altro,andare verso l’altro sempre e comunque. Non smetteranno le nostre lacrime, non smetterà il dolore del distacco. Ci sarà però la consolazione che nel Signore si può essere giusti e nella nostra umanità si può essere fratelli”.
Ad accompagnare i due verso la loro nuova casa un corteo di cinque carri pieni di fiori, un altro trainato dai cavalli per il feretro di Antonio, come aveva sempre sognato e seguirlo il suo amico Alfonso, insieme come in quel giorno maledetto dove in un secondo le loro vite sono state cancellate senza se e senza ma.

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