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Terzigno. Tumori, il censimento triste all’ombra del Vesuvio: 97 casi nel registro fai-da-te. La storia di Nonna Rosa

venerdì 18 novembre 2011, di Giovanna Salvati


Terzigno. “Nel mio quartiere 97 sono i malati tumorali , dieci quelli morti in meno di tre mesi”. Un bilancio negativo e tragico quello che la signora Rosa Bianco, 67enne di Terzigno ha raccolto nel suo “libro nero”. Un registro di raccolta “fai da te” dove un lungo elenco di nominativi scandisce una tragedia ombra che si consuma appena a centro metri dalla Cava Ranieri. Qui abita “nonna Rosa” divenuta icona dei cittadini terzignesi, una donna che con grinta e testardaggine lotta ogni giorno contro un male che non si vede ma che ogni stante squarta intere famiglie. “Io ho scoperto solo due nani fa di essere malata – racconta con rabbia ma solarità piena nonna Rosa – me ne sono accorta perché lungo il collo, sotto pelle sentivo delle ghiandole, ora mi sono operata ma devo combattere con chemio e medicinali che costano, ma che fai non ti curi?” Ha perso suo marito Giuseppe con un ictus, madre di 5 figli e un esercito di nipoti che sono la sua speranza “io lotto per loro”. Per le future generazioni Rosa ha iniziato cosi una ricerca “su questo quaderno da un anno raccolgo i nominativi di tutte le persone che sono malate “ indica pagina per pagina quell’elenco infinito. Uomini. Donne. “Solo in questi ultimi tre mesi sono morte dieci persone, altre hanno scoperto di essere malate di cancro e leucemia e tutti hanno iniziato un percorso di chemio”. Riprende in mano il suo quaderno e ci mostra il quartiere dove sono partire le sue ricerche. “Ho iniziato dal mio quartiere e ho scoperto che sono in questa strada ci sono 87 malati tumorali, dieci sono morti. E tutto questo appena a cento metri dalla cava Ranieri, ora continuerò la mia ricerca e la mia raccolta dei dati in altre zone di Terzigno e questo non mi spaventa anche se sono sicura che i casi si raddoppieranno dovunque, siamo su una bomba ecologica e nessuno mi da ragione, siamo un comitato che lotta, siamo in tanti ma forse ancora in pochi”. Poi l’appello va alle istituzioni “dove sono i politici, qui sono le morti innocenti che dimostrano che qui ci sono i veleni, perché non ci aiutano e ci lasciano morire”. Continua il lungo elenco e pagina dopo pagina il dato è sempre più disastroso “questo ragazzo Vincenzo è morto quest’anno, padre di un bambino di sei lui appena 30enne, questo non basta?” . Un orrore che si consuma in pieno silenzio dove la voce di nonna Rosa si unisce a quella di altri cento cittadini “A 67anni sto studiano avvocatura perché devo difendermi e devo difendere chi non viene rispettato, stiamo parlando delle generazioni di domani che erediteranno da questa società la morte, perché con queste malattie cosa ci si può aspettare? Io ero piccola e li dove ora ci sono le palazzine c’erano grosse voragini, buche grandissime, erano cave dove ruspe riversavano quintali di immondizia, nessuno sapeva quello che ci versavano ma si vociferava che erano veleni e oggi quei veleni che giacciono ancora ci stanno regalando la morte, salvateci”. Un racconto, un inferno che consuma persino le loro tasche, un solo medicinale costa appena 701 euro. (Metropolis)

Foto di Massimo Colombo

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