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Rassegna Teatrale Saviano – Teatro Auditorium

"Gli amici del sig. G” in “Menecmi … i due gemelli napoletani”

La "Commedia degli equivoci“, una vicenda raccontata in quello che era il teatro nell’antichità, una commedia scritta dall’autore latino Plauto verso la fine del III secolo a.C. Nel contemporaneo tale opera è relativamente adeguata con aggiunte e personalizzazioni che non ne hanno intaccano l’originalità.

martedì 27 dicembre 2011


Saviano – “Menecmi…… i due gemelli napoletani” è il titolo della commedia proposta dalla compagnia “ Gli amici del sig. G” di San Gennarello di Ottaviano, per la regia di Gianni Parisi, nell’ambito della Rassegna Teatrale. Successo e consenso di pubblico, accorso numeroso.

Il nome deriva da quello dei due personaggi principali. Il genere dell’equivoco è materializzato nel perché, i due protagonisti, sono fratelli gemelli e per di più uno non sa dell’esistenza dell’altro, in un ambiente di movimentazione scenica. La commedia, tratta di un evento molto semplice: lo smarrimento e rapimento di Menecmo I e le vicende che consentono ai due gemelli, dopo molto tempo, di incontrarsi e tornare insieme nella terra d’origine.

Attorno alla straordinaria somiglianza tra i due fratelli viene costruito il prototipo della commedia degli equivoci. Si scatena un susseguirsi di situazioni confusionali. Il prologo è recitato dal personaggio Spazzola, servo di Menecmo I, il quale espone al pubblico "tutti i particolari della faccenda", tutte le vicende da conoscere prima di addentrarsi nel racconto scenico. Quando erano fanciulli il loro padre, un mercante di Siracusa, decise di portare con sé uno dei due gemelli al mercato dove si allontanò, lui uno dei due gemelli, facendo perdere le sue tracce.

Fu così che si decise di dare all’altro gemello il nome del bambino disperso, “Menecmo”. Altri personaggi fanno da sfondo come l’affascinante cortigiana Erozia, interpretata da Rosella Catapano e il suo cuoco, Cilindro personaggio di effeminata comicità, e servitori di una parte e dall’altra.

Menecmo I approfitta volentieri della compagnia di Erozia e cede a quest’ultima un pregiato mantello, sottratto in precedenza alla moglie. Si vedrà in seguito quanti equivoci e malintesi si evidenzieranno a questa scena a questo imprudente regalo: un susseguirsi di aspetti che danno dinamicità e tracciano l’equivoco in tutti i suoi aspetti. Alla fine, non poteva esserci epilogo diverso, quasi una logica e comica conseguenza, credendo che si tratti di un caso di follia, è fatto chiamare un medico.

Arriva Menecmo I il quale, non comprendendo l’avvenuto, è portato via da medici e infermieri: è il V equivoco in ordine di tempo. È tutto un evolversi scenico; alla fine si arriva necessariamente alla conclusione, per logica delle cose, che si tratta di due gemelli. Si riesce così a svelare il mistero. I due gemelli riescono finalmente a ricongiungersi.

Come ottenere l’effetto, incontro in scena, dei due fratelli? A teatro non si usano, generalmente parlando effetti speciali come al cinema, per di più i due gemelli sono interpretati dallo stesso attore, Luigi De Risi. E allora, se non esce, sul palcoscenico, uno dei due “Menecmi…… i due gemelli napoletani” non può uscire l’altro… è evidente. Su questa, secondo copione, voluta e bella esigenza artistica, chiude il sipario.

Antonio Romano

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