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Ottaviano.L’ultimo saluto per Armando tra applausi e lacrime

martedì 27 dicembre 2011, di Giovanna Salvati


Ottaviano. Travolto da un’auto la notte di Natale: ieri l’ultimo saluto al giovane Armando D’Alessandro. La cosa più ingiusta nella vita, è il mondo in cui finisce, e se questa si macchia di tragedia, allora, la rassegnazione non cederà presto il passo alla consolazione, ma se il ricordo di quel sorriso e di quel giovane cosi speciale quanto dolce riusciranno a non morire mai, allora tutto avrà un sapore ed una memoria diversa. Una morte, qualunque essa sia, è uno strazio, ma quella del giovane 39enne di Ottaviano, ha il sapore della sofferenza e dell’ incommensurabile dolore. Doveva essere per lui un magico Natale, con i suoi nipotini, con mamma Anna e papà Ciro, con la sorella Gisella e suo fratello Antonello e cosi è stato. Ma scattata la mezzanotte qualcosa è cambiato, e la magia delle festività natalizie, si è trasformata in un maledetto incubo. Per lui sotto l’albero ancora regali da scartare. Non lo farà mai. Dopo il tradizionale cenone con i parenti, il giovane Armando aveva salutato la mamma con un bacio e le aveva detto “ci sentiamo più tardi”. Era uscito di casa per dirigersi verso Afragola, dove di li a poco sarebbe stato con la sua fidanzata per festeggiare insieme poi ad alcuni amici il Natale. Ma sul tratto di strada statale 162 direzione Napoli l’appuntamento con la morte. Piove a dirotto. Armando è alla guida della sua vettura: un maggiolone. Improvvisamente qualcosa sembra non andare e la macchina va in avaria. Si ferma e con fare tranquillo, avverte telefonicamente la fidanzata di un problema chiedendole di raggiungerlo, mentre cerca di capire cosa sia accaduto. Con premura accende le quattro frecce per segnalare il pericolo, indossa persino il giubbino catarinfrangente e scende dalla vettura. Il tempo di scendere che viene travolto da un Audi q5 che sopraggiunge. Alla guida un 27enne di San Giuseppe Vesuviano: il giovane investe Armando e lo scaraventa sull’asfalto. L’impatto è fatale: il suo corpo sotto la pioggia non ha il tempo nemmeno di gridare che muore sul colpo. Una corsa spietata per i paramedici del 118 che cercano di rianimare il giovane sino all’arrivo in Villa Betania a Ponticelli, ma ormai non c’è più nulla da fare. Viene disposto il sequestro di entrambi i veicoli da parte dei carabinieri della tenenza di Cercola, ai quali tuttora sono affidate le indagini per cercare di chiarire le cause dell’impatto. Ma in casa D’Alessandro è solo l’inizio di una tragedia. Il dolore della madre coinvolge un intera cittadina: dalla casa natale di Armando un andirivieni continuo di amici, parenti ed amministratori. Sul letto mamma Anna, invoca il nome del figlio. Per 24 ore il nome di Armando, le urla disperate della madre e le lacrime del padre sono il sigillo di una tragedia. Tutto si sposta nella Chiesa di San Francesco di Paola, dove la salma, arriva nella giornata di ieri alle 13,00. Alle 15,30 sarà don Vittorio ad ufficializzare la cerimonia e l’ultimo saluto. La chiesa è piena, in più di mille tra parenti e tanti amici vogliono salutare per l’ultima volta Armando. Lui “il moretto dai grandi occhioni” è li senza vita in quel feretro che la madre abbraccia. Il silenzio e le lacrime vengono smorzate da mamma Anna che richiede indietro a Dio quel figlio strappatogli violentemente. Don Vittorio cerca di diffondere il “coraggio e la fede per superare un momento difficile” , lancia un appello ai giovani chiedendo forza “siategli vicini e non sciupate la vostre vita”, ma la madre sembra non rassegnarsi e chiede al fratello Carmine (sindaco di Sant’Anastasia) il perché.“Gioia mia vieni qua, io senza te non posso vivere più”. Nel frattempo il coro grida “avevi già scritto il mio nome nel cielo e il mio destino era con te tra le stelle”. La cugina Rossella prova a descrivere Armando con la preghiera dei fedeli e lo stesso farà zio Renato, ma la morte è nel cuore. Ora da lassù Armando continuerà a conservare quello sguardo travolgente e profondo, dolce e sensibile, di un giovane educato e perbene, semplice e credulone, volenteroso ma soprattutto era l’esempio di ragazzo “speciale”. Ma per chi rimane solo rabbia “se ne vanno sempre i migliori” .Un angelo in più in quel paradiso che raccoglie solo i fiori più belli da questa vita terrena il tutto senza addio ma solo con il solito “Ciao Lupo”.(Metropolis 27 Dicembre 2011)

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