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Marigliano. I cani nel lagno per "risparmiare"

Le ditte incaricate dello smaltimento dei corpi li avrebbero gettati invece di seguire l’iter previsto

domenica 8 gennaio 2012, di Giovanna Salvati


ecine di carcasse di cani morti abbandonati in un lagno: si infittisce sempre di più il giallo di via del Bosco a Marigliano, nell’alveo Frezza. Un doppio massacro, quello per una morte naturale (ipotesi al momento più accreditata), ma soprattutto per l’abbandono senza pietà dei loro corpi ammassati. Non hanno più identità, né storia e nemmeno sepoltura, ma ognuno di quei cani racchiude in se’ la vergogna di una mano umana che senza coscienza ha pensato solo a liberarsi frettolosamente di quei carcami. Uno scenario assurdo, un massacro inverosimile, il primo della storia, dove ora fare chiarezza, resta senza dubbio un dovere ma prima di tutto un obbligo. Chiunque sia stato e come abbia fatto a liberarsi di quei cani resta un mistero sul quale è ora la Procura di Nola a dover dare un nome ed un volto al colpevole. Eppure è proprio in queste ore che il cerchio si stringe. Ma procediamo per ordine. La vicenda era stata segnalata da alcuni cittadini a “Striscia la Notizia” . di qui l’arrivo del cronista Luca Abete che senza esitare si era recato sul posto. Da quel momento orrore: l’arrivo della polizia municipale, dei carabinieri sino alla decisione evidente della Procura di Nola di far partire subito le indagini. Un cimitero sotto gli occhi di chi tutt’ora non riesce a spiegarsi il perché e soprattutto la provenienza di quelle carcasse. Settantaquattro sono i cani di razza rinvenuti, tra questi anche cinque gatti e quattro conigli. Sei i cuccioli. La maggior parte dei cani sono di razza meticcia, tra questi circa una decina erano in possesso del microchip, quindi facile sarà risalire al legittimo proprietario grazie alla registrazione all’anagrafe canina. Sugli altri evidenti le ferite, probabilmente causate da investimenti, e non percosse come al primo impatto in molti avevano pensato, ma tutto è ancora da chiarire. Ed è da questi dati che si parte. Tante le ipotesi che emergono, dalla strage per riti sacrificali di camorra sino alla violenza sui cani. Ma se fosse un semplice abbandono illegale? Smaltire un cane oggi, date le nuove normative, costa e seppur poco, la maggior parte degli “addetti ai lavori” preferisce affidarsi a chi magari può liberarsene abusivamente. Sempre più spesso ritroviamo cani morti, ma quanti di questi muoiono davvero nel luogo del ritrovamento? Il “cimitero” di Marigliano, forse ne è una prova che può aprire un caso che potrà dare le giuste risposte a chi combatte per il rispetto e la tutela degli animali. Se infatti l’ipotesi più accreditata di morti naturali si fa spazio, e fosse confermata, allora toccherà al magistrato incaricato dall’inchiesta cercare di capire la provenienza di ogni singolo animale. Chiunque abbia un cane, ha imparato ad amarlo, a rispettarlo, ma nel contempo a conoscere il suo mondo. Ebbene se quei cani fossero stati abbandonati li da qualche canile perché non estrarre il microchip? E perché poi tutti in unico posto? Oggi chiunque acquisti o possegga un cane ha l’obbligo di registrarne il possesso e procedere all’istallazione del microchip. Questo permette al cane di essere identificato in caso venga smarrito e racchiude in se la sua storia. Un metodo che può cosi svelare la provenienza del cucciolo. Altra pista potrebbe essere quella di uno smaltimento da parte di un privato, ma chi possiede settantaquattro cani in un’abitazione? Gatti e persino conigli? Anche questi animali sono stati trovati nell’alveo mariglianese. Però in questo caso come avrebbe fatto il privato a trasportare quelle carcasse maleodoranti, in un veicolo senza finire nel mirino dei sospetti? E allora ecco che si fa largo la terza ipotesi quella più accreditata da chi si sta occupando delle indagini: cani probabilmente già deceduti, destinati allo smaltimento o trasformazione, ma che raccolti da un trasportatore,incaricato probabilmente da una o più ditte nella maggior parte dei casi coloro che si occupano, (data anche la presenza dei conigli), di raccolta e sottoprodotti di origine animale, quindi muniti di autorizzazione al trasporto, che recuperando i poveri animali già morti, ha deciso di abbandonarli li. Ma da dove li avrebbe prelevati? Da canili? Da privati? Da strutture ospitanti? E se questi hanno affidato il corpo del cane, hanno regolare bolla di smaltimento? Insomma tanti gli interrogativi da chiarire. Senza dubbio quelle carcasse, stando almeno dai primi rilievi effettuati dai medici dell’Asl Na3 Sud intervenuti sul posto con i carabinieri, hanno mostrato cani “freschi” quindi abbandonati da poco tempo, ma anche in stato di decomposizione e solo ossa. Le carcasse, sequestrate sono state trasferite al Canile Dog Park di Ottaviano in attesa di disposizioni. Primo passo: procedere agli esami autoptici di alcune carcasse, rilevare i microchip (che non è stato rimosso come invece si era creduto in un primo momento) e poi smaltire la carcassa nell’inceneritore, di cui il canile è in possesso. (Metropolis 8 Gennaio 2012)

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