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Poggiomarino. Sito della Longola: mobilitazione contro la chiusura

lunedì 9 gennaio 2012, di Giovanna Salvati


Poggiomarino. Sono scesi ancora una volta per scongiurare la chiusura e il seppellimento del sito protostorico della Longola e c’erano tutti: sindaci, associazioni, volontari e sopratutto cittadini che hanno chiesto ancora una volta che quelle palafitte non finiscano sotto cumuli di argilla, nel completo dimenticatoio invece che essere tutelate e rivalorizzate al fine di rappresentare un opportunità di sviluppo turistico della cittadina. E’ una lotta contro il tempo, contro la memoria storica ma soprattutto contro chi nei prossimi giorni inevitabilmente verserà argilla rinascondendo nuovamente quel tesoro. A scendere in campo, primo fra tutti il sindaco di Poggiomarino Leo Annunziata, ma anche il sindaco di Striano Antonio Del Giudice e il sindaco di San Marzano Cosimo Annunziata, con loro il gruppo archeologico “Terramare 3000”, le associazioni “Amici del Sarno”, “La sveglia”, “Diritti dei cittadini”, “Tutela Salute Ambiente”, “Pro Cappella zì Cristofaro”, il forum delle Associazioni di Poggiomarino, il comitato civico di Ottaviano. Un appello forte per impedire che quel tesoro, portato alla luce nel 2000 possa ritornare un ricordo. “Un patrimonio di interesse scientifico che va tutelato e che deve aprire la via ad un museo” ha spiegato il sindaco di Poggiomarino Annunziata “non si può nascondere nuovamente quello che invece dovrebbe essere materia di investimento turistico e storico – continua Annunziata – un museo per conoscere, conservare e soprattutto investire rusticamente in un polo che potrebbe rappresentare un occasione di investimento e rilancio territoriale”. Critico invece l’intervento del primo cittadino di Striano Del Giudice che si è scagliato contro i vertici regionali assenti e ha proposto l’affidamento ai comuni “la Sovrintenda dovrebbe dare alle associazioni e alle cooperative la gestione di un bene, che chi più dei cittadini saprebbe come salvaguardarlo” Dal sindaco di San Marzano invece l’impegno a tenere alta l’attenzione sull’intera vicenda “siamo amministratori ma soprattutto cittadini di una terra che amiamo e che non può fare finta che quelle palafitte e chissà quant’altro ci sia finisca seppellito”.. Mercoledi i sindaci si rincontreranno con le associazioni per chiedere un incontro con la sovrintendenza, ma potrebbe essere troppo tardi: nei prossimi giorni prevista la copertura del sito con cumuli di argilla. Ma incerto ancora il via libera ai lavori per il depuratore del Sarno bloccato dopo il ritrovamento dei resti archeologici. Nel frattempo ad intervenire è l’assessore regionale Giuseppe De Mita che chiede l’ intervento del ministro Ornaghi per scongiurare la chiusura per mancanza di fondi del sito archeologico.“Faremo quanto possibile per la valorizzazione del sito archeologico della Longola, - h acommentato l’assessore De Mita - ma non potremo fare quello che va al di là delle nostre competenze. La Regione Campania, infatti, non ha competenze specifiche sulla manutenzione, la tutela ed il recupero dei siti archeologici e circa le questioni occupazionali collegate alle aree di interesse culturale. L’unica strada che si può perseguire, dunque, è quella del coinvolgimento del Mibac. Senza un intervento statale adeguato, infatti, le azioni di valorizzazione, le uniche di competenza della Regione, risulterebbero inefficaci, praticamente inutili.” Il villaggio protostorico su palafitte, risalente all’ eta’ del Bronzo ed attribuito alla civilta’ dei Sarrastri, citata da Virgilio nell’ Eneide, fu scoperto nel 2000 durante lavori di costruzione di un depuratore per il fiume Sarno. Da allora sono affiorati migliaia di reperti. La mancanza di fondi per la prosecuzione degli scavi, tuttavia, ha indotto la Soprintendenza a decidere per la chiusura del sito archeologico.

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