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Rifiuti, sentenza storica di Strasburgo condanna l’Italia. Il ricorso è partito da Somma Vesuviana

martedì 10 gennaio 2012, di La redazione


La Corte dei diritti dell’uomo dà ragione a 18 cittadini di Somma Vesuviana. Secondo la Corte, lo Stato italiano sin dal 1994 non è stato capace di gestire adeguatamente l’emergenza rifiuti in Campania. Una pronuncia soltanto simbolica perché i risarcimenti chiesti dai ricorrenti non sono stati riconosciuti dall’organismo giudicante. Tutto parte da un ricorso presentato nel 2008 da 18 cittadini di Somma Vesuviana, ispirato da una serie di banchetti promossi dalla locale sezione de La Destra. La Corte ha riconosciuto la violazione del diritto alla salvaguardia della vita privata e familiare: lo Stato cioè non può costringere i suoi abitanti a vivere tra i rifiuti. Non è stato però riconosciuto il danno alla salute. I giudici di Strasburgo hanno ritenuto che la vita e la salute dei ricorrenti non sono state messe in pericolo dall’emergenza rifiuti e che gli studi scientifici presentati dalle parti sull’esistenza di un legame tra un aumento dei casi di cancro e la gestione dei rifiuti in Campania arrivano a risultati divergenti.
La Corte però non ha riconosciuto l’indennizzo di 15 mila euro per danni morali richiesto dai ricorrenti perché la constatazione della violazione del loro diritto alla vita privata e familiare è da considerarsi una riparazione sufficiente del danno morale subito. I giudici hanno anche stabilito che lo Stato italiano dovrà versare all’avvocato sommese Errico di Lorenzo, che aveva chiesto oltre 20mila euro - oltre a rappresentare il gruppo è uno dei ricorrenti, 2mila e 500 euro per le spese legali sostenute.

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