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San Giuseppe Vesuviano. Capodanno cinese fermo per ricordare la piccola Joy

domenica 22 gennaio 2012, di Giovanna Salvati


San Giuseppe Vesuviano. Capodanno cinese: per l’anno del drago in città ci si organizza in modo diverso, pochi festeggiamenti ma soprattutto un pensiero alla piccola Joy, uccisa a Roma, mentre era in braccio a suo padre. Rinnoveranno anche per quest’anno un’antica tradizione fatta di draghi, leoni, lanterne rosse e stendardi, dove i ritmi folkloristici cinesi scandiranno il tempo ma lo faranno in modo silente e discreto. Non sfileranno per le piazze cittadine da San Giuseppe Vesuviano sino a Terzigno, come lo avevano già fatto lo scorso anno, ma al contrario celebreranno in modo silenzioso e discreto, il capodanno ricordando una vittima innocente che ha sconvolto l’intera comunità, l’intero mondo. Una comunita’ che durante l’anno appare attiva e a vocazione imprenditoriale, ma che oggi metterà da parte il “made in China” per sventolare alta la sua identità e la sua cultura. Inizia infatti oggi la “Chun Jie” ovvero “La festa di Primavera” , che stando al calendario lunare cade il 23 gennaio 2012, ma che ha anticipato a sabato 14 gennaio i festeggiamenti per salutare un anno a dir poco sfortunato. “Quest’anno non è stato un bell’anno è vero – spiega Wei Xu, 23enne di San Giuseppe Vesuviano – anche per il commercio cinese, dicono che noi siamo quelli che non soffrono la crisi e non è cosi. Anche il negozio dei miei genitori non ha guadagnato molto. E poi c’è la morte di Joy. Non abbiamo nulla da festeggiare”. Cerca di spiegare un anno difficile, il giovane 23enne che vive ormai nella citta’ sangiuseppese da molti anni, ma nei suoi occhi la rabbia e nessuna aria di festa. Chiediamo un po’ in , nei negozi che da via Casilli di San Giuseppe quartier generale della China Town vesuviana, porta sino al Corso Alessandro Volta di Terzigno e i commenti sono super giù gli stessi “nessun festeggiamento particolare quest’anno – racconta Xeng Yang – 47enne proprietario di un negozio di borse - l’anno del Drago dovrebbe essere più fortunato perché simboleggia potere, forza ricchezza, ma quando ti uccidono un figlio come Joy non credi e soprattutto non hai più nulla da festeggiare”. Il sentimento è comune in ogni angolo della città. “L’anno scorso abbiamo fatto grande festa perché qui è anche venuto l’ambasciatore cinese – racconta un altro membro della comunità – io andrò a Roma per stare vicino alla famiglia di Joy, è una morte che ci ha sconvolto, noi cinesi non siamo come voi italiani, tutti stiamo male per la morte di Joy e suo padre”. Nessun drago, nessun tamburo sfilerà per le piazze sangiuseppesi, solo tristezza ed angoscia. Se l’anno del coniglio è stato davvero poco fortunato, l’arrivo del Drago, simbolo di potere, forza e ricchezza, almeno quando si tratta di bandire demoni e spiriti maligni, sembra non inaugurarsi nel migliore dei modi. E cosi anche in città la notizia di nessun evento tanto atteso e apprezzato anche da chi guarda ad oriente senza avere una grossa predilezione per le contraffazioni made in Cina, sembra deludere e far riflettere. “Partecipavamo anche noi – spiega invece un cittadino - per scoprire le sfumature di una cultura e le esportazioni di tradizioni, troppo spesso, appesantite da politiche, interessi e condizioni a dir poco controverse”.

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