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Ottaviano. E’ davvero crisi nel Pd ottavianese? Ne parliamo con il prof. Gennaro Pascale

domenica 29 gennaio 2012, di Giovanna Salvati


Ottaviano. Sono giorni, settimane, anzi mesi, che nella cittadina ottavianese si parla di crisi politica. C’è chi addita la colpa a cosi tanto parlare ad una stampa un pò troppo presente "scrivono solo cretinate, la crisi non c’è" ma vorrei ricordare a qualcuno che la stampa ha tanto da scrivere, e farlo troppo in modo oggettivo, figuriamoci se si focalizza su un solo tema, anche perchè data la giovane età di questa maggior parte di stampa, e al contrario di qualcun’altro, c’è un bel mondo fuori da vivere, gli intrighi dei palazzi governativi e sopratutto quelli locali, sono solo un modo per "scarabocchiare qualcosa". Poi c’è chi si improvvisa analista del caso crisi, i blog, i storici meticolosi, i pseudo profeti non in patria,ma anche i cittadini che davanti a quei caffè nei bar del centro ne svelano di "sante parole", diffidate da chiamarli inciuci però. E tra le mura del palazzo municipale nel frattempo si alternano le "chiacchierate": il primo cittadino non rilascia interviste nascondendosi dietro strane "pregiudiziali", gli assessori smentiscono le loro stesse dichiarazioni (hanno partecipato al festival della magia), i consiglieri, senza differenze di casacca, si scambiano attestati "di stima a vicenda" Poi c’è un esercito di "capa pe’ sciaqua" "capa sul pe spartere e rrecchie" "capa vuoto a perdere" "capa e merd" capa e lignamme" . Ma sabato sera, durante l’incontro in aula consiliare però qualcuno ha voluto "rompere il ghiaccio" e senza alcuna presunzione ma con "na’ capa gloriosa" ha svelato l’arcano sull’assillante domanda: la crisi c’è o non c’è? . Lui è il prof. Gennaro Pascale. Un "decano" che senza alcuna esitazione alla mia domanda "prof. facciamo quattro chiacchiere sulla politica ottavianese" ha detto di SI. E allora se è vero che la crisi c’è ma si nasconde, e se vero che qualcuno ci tiene ancora a questo paese, allora leggete qua.

1. Come sono cambiati gli scenari della politica locale negli ultimi anni? E gli ideali?
Il cambiamento più evidente, quello più significativo, è nel ruolo dei partiti. La personalizzazione della politica, favorita dal sistema maggioritario, ha indebolito il rapporto tra eletti e iscritti. I partiti sono stati sostituiti dai comitati elettorali, che determinano si un ampliamento della base di riferimento, ma non rispondono alla logica delle regole interne. Tutto è determinato al candidato.
Gli ideali! Non sempre guidano le scelte.

2. Cosa e’ cambiato tra la prima e la seconda legislatura del sindaco Iervolino?
La prima legislatura si caratterizzava per un maggiore slancio. La voglia di fare, di cambiare le cose era molto più evidente, anche tra errori e tentativi non sempre riusciti, si avvertiva una volontà di riscatto. La collaborazione, il rapporto tra i gruppi consiliari e la giunta erano più proficui, i problemi venivano affrontati con il contributo e il coinvolgimento di tutti. Lo stesso ruolo del Sindaco era più incisivo ed evidente (Badi bene, lo dice uno che non ha mai nascosto perplessità sulla candidatura di Mario Iervolino)
Ora ho l’impressione che il circuito virtuoso si sia interrotto. Bisogna riavviarlo e mettere tutti nelle condizioni di svolgere pienamente il proprio ruolo.

3. Cosa l’ha spinta a manifestare questo stato di malessere generale che pervade il partito proprio durante la visita dell’onorevole Orlando?
La presenza dell’On. Orlando non c’entra. Sono stato io ha proporre al coordinamento di tenere una iniziativa come quella dell’altra sera. Non c’è un problema di contesto. Ho solo ritenuto che una discussione che impegna il Partito Democratico da più mesi, che ha trovato espressione in un documento pubblico letto nel Consiglio Comunale, non poteva non essere presente in una manifestazione sul tesseramento.

4. Da più parti e’ accusato di essere intervenuto in un contesto non opportuno come quello del dibattito nell’aula consiliare, come si difende?
A difendermi per aver espresso le mie idee e le mie preoccupazioni non ci penso nemmeno, e non certo per presunzione. In tutte le circostanze, anche in quelle più delicate e difficili, tendo sempre all’unità, non sono protagonista di rotture. Ma sono convinto che l’unità è possibile solo nella chiarezza delle posizioni e nella volontà concreta di ricercare soluzioni condivise.

5. Qual’e la sua formula per il riscatto socio politico del paese? E quale ruolo potrebbero ricoprire i singoli componenti della giunta e del consiglio all’interno della stessa?
Magari l’avessi. Non ci sono formule, può solo essere attivato un circuito virtuoso che consenta a tutti i soggetti interessati, sindaco, giunta, maggioranza, partiti, società civile di confrontarsi alla ricerca di soluzioni condivise, senza protagonismi, guardando al contingente senza allontanare lo sguardo da obiettivi più ambiziosi.

6.E perché la sua persona pur avendo un notevole bagaglio di esperienza politica non e’ stata mai opportunamente presa in considerazione e dal partito e dalle amministrazione Iervolino?
Sono dirigente scolastico da alcuni anni, svolgo il mio lavoro con passione e con il massimo senso di responsabilità, anche in virtù delle competenze nuove assegnate a questo ruolo. La volontà di non essere chiamato ad incarichi politici, né a ruoli istituzionali, è sempre stata chiara al mio partito. Rimane la mia disponibilità al confronto, alla discussione, alla ricerca, ma nella comune consapevolezza di un mio coinvolgimento esclusivamente nel coordinamento del circolo.

7.Perché celare questa crisi politica anziché renderla manifesta trovando così una soluzione continua?
Non credo che qualcuno stia nascondendo le difficoltà. Il documento a cui ho fatto già riferimento ne rappresenta l’esempio. Possono esserci state diverse posizioni sull’opportunità del mio intervento dell’altra sera in quel contesto, ma non leggo intenzioni a nascondere. Non è utile a nessuno.

8.Che ruolo hanno i giovani democratici in questo particolare momento storico del paese? Quali prospettive per il loro futuro?
Sul futuro dei giovani in questo contesto storico è difficile esprimersi. Pagano il prezzo più alto della crisi e vedono sempre più lontani i loro obiettivi e i loro propositi. La politica dovrebbe fare per loro molto di più, anche a Ottaviano.
I giovani democratici sono una risorsa, tra difficoltà e limiti, stanno tentando di creare un luogo di confronto che gli consenta di crescere senza condizionamenti e con piena consapevolezza delle loro potenzialità e dei loro limiti. Dobbiamo incoraggiarli ed essere disponibili al dialogo.

Ringrazio davvero di cuore il professore Pascale per la disponibilità dimostrata, ma sopratutto per le perle di saggezza, dettate da chi ha vissuto, vive in maniera quotidiana la politica locale con speranza e passione. E se è vero che alzare la mano e dire la propria opinione può fare tanto rumore, allora, sia questa intervista un invito per tutti a seguire lo stesso esempio.

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