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Ottaviano. Alvei e riqualificazione: quale futuro?/ Approfondimento

domenica 12 febbraio 2012, di Giovanna Salvati


Ottaviano. Si parla continuamente di riqualificazione di strade, interventi urbanistici per rimettere in piedi crepe e cedimenti strutturali, come non ultimo quello in Valle Delle Delizie, dove la reale causa risiede nel mancato e tempestivo intervento dopo le centinaia di segnalazioni inascoltate. Eppure non si può sempre correre ai ripari dopo, soprattutto se si pensa che con la natura non si scherza soprattutto se in pericolo è l’incolumità dei cittadini. Alveo Cazzulli è un esempio di uno stato attuale di degrado che potrebbe trasformarsi in tragedia qualora lo straripamento improvviso dell’alveo interrotto dai cumuli di rifiuti e sedimenti, non faccia defluire correttamente le acque fluviali. Stesso discorso per Alveo Zennillo: la sua funzionalità è stata completamente compromessa tranne nel primo tratto del Palazzo Scudieri. L’alveo oggi tombato si è completamente integrato alla viabilità cittadina, e non regimenta più le acque per portarle a valle, come invece accade per quello dei Cazzulli che percorre strade fluviali per via San Leonardo e via Fontana. Eppure in caso di forti piogge l’Alveo Zennillo diventa a dir poco impraticabile: tra spossamenti, tombini rialzati e crepe su tutto il tratto di strada. Ma riqualificare forse non conviene? Con delle vasche di contenimento si potrebbero creare anelli stradali intorno alla cittadina, il tutto ottemperando ai vincoli idrogeologici e creando una via di accesso al Parco Nazionale del Vesuvio, essendo peraltro l’alveo la prima strada di ingresso al paese. Non è un romantico tentativo di "ritorno alla natura", ma una consapevole assunzione di responsabilità che accetta un ragionevole compromesso tra interessi conflittuali dei cittadini, le azioni politico amministrative nella direzione dello sviluppo sostenibile. Riqualificare costa si, ma, grazie ai fondi Por è possibile e produce benefici ancora maggiori; "conviene", anche dal punto di vista puramente economico. Ma forse non ne vale la pena, perché rompe il circolo vizioso "più spese, più danni, più spreco" .

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