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Marigliano. Cani morti nel lagno: ritrovate altre 50 carcasse. Si infittisce il giallo

sabato 18 febbraio 2012, di Giovanna Salvati


Marigliano. Ritorna la mattanza dei cani: altre cinquanta carcasse di cani ritrovati nell’alveo della “vergogna”. Ancora choc ed incredulità nella cittadina di Marigliano dove la scorsa notte un nuovo ritrovamento di cani morti in via del Bosco a Marigliano, nell’alveo Frezza, infittisce un giallo partito lo scorso 9 gennaio. Dopo nemmeno un mese da quel ritrovamento, si grida nuovamente allo scandalo. Il luogo è lo stesso, la modalità identica, stesso numero di cani ritrovati ma di poco più qualche metro più avanti: uno scenario raccapricciante, una sfondo agghiacciante in un orizzonte fatto di rifiuti e melma. Qui la notte scorsa sono stati rinvenuti altre cinquanta carcasse di cane. La razza sempre la stessa: meticci. Morti e rinchiusi in sacchi di plastica nera. Ma chi ha potuto commettere un simile gesto? La mano del colpevole continua a rimanere oscura in un giallo sul quale ora sarà la Procura di Nola ad indagare. Si riparte nuovamente da capo: sequestro delle salme, al vaglio microchip per tentare di dare un nome ed un volto al colpevole che nel frattempo da quel lontano 9 gennaio, non ha fermato la sua “strana” abitudine di sversare in quella discarica a cielo aperto, incustodita, le carcasse di animali. Il tutto trasformando quel lagno in un cimitero. Li tra mobili, auto, pneumatici e balle di eternit qui cinquanta corpi senza vita di cani. La notizia fa subito il giro del paese e c’è chi grida vergogna ma nel contempo chiede che venga fatta chiarezza sull’orribile giallo. Tante le ipotesi ma quella più accreditata continua a farsi largo quella dell’ abbandono illegale: smaltire un cane oggi, date le nuove normative, costa e seppur poco, la maggior parte degli “addetti ai lavori” preferisce affidarsi a chi magari può liberarsene abusivamente. Se infatti l’ipotesi più accreditata di morti naturali si fa spazio,di sversamento in quel cimitero troppo comodo, e fosse confermata, allora toccherà al magistrato incaricato dall’inchiesta cercare di capire la provenienza di ogni singolo animale. Cani probabilmente già deceduti, destinati allo smaltimento o trasformazione, ma che raccolti da un trasportatore,incaricato probabilmente da una o più ditte nella maggior parte dei casi coloro che si occupano, (data anche la presenza dei conigli), di raccolta e sottoprodotti di origine animale, quindi muniti di autorizzazione al trasporto, che recuperando i poveri animali già morti, ha deciso di abbandonarli li. Ma da dove li avrebbe prelevati? Da canili? Da privati? Da strutture ospitanti? E se questi hanno affidato il corpo del cane, hanno regolare bolla di smaltimento? Insomma tanti gli interrogativi da chiarire. Senza dubbio quelle carcasse, come quelle precedenti, portano al stessa firma che avrà un nome ed un cognome ma soprattutto che dovrà rispondere di un vero proprio reato di mattanza. Il ritrovamento dei cani rimette però sotto i riflettori la cattiva gestione e le responsabilità mancate di quel lagno che da via Frezza a Marigliano, attraverso un tortuoso percosso conduce sino ad Acerra, il tutto attraverso un percorso che tra rifiuti di ogni tipo, piazzole dedite alla prostituzione,e persino automobili custodisce distese di campi coltivati. Ma come è possibile che accada tutto ciò? Chi deve provvedere sulla vigilanza in quel tratto di strada piena di insidie sotto gli occhi di guarda ma fa finta di non vedere?

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