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Ottaviano. Criminalità in città. L’affondo dei cittadini "vogliamo più controlli"

domenica 25 marzo 2012, di Giovanna Salvati


Ottaviano. “Pretendiamo più controlli in città” è questo l’affondo dei cittadini ottavianesi all’indomani della notizia relativa alla rapina che nei giorni scorsi aveva visto finire nel mirino una famiglia ottavianese. Tre malviventi, con il volto coperto da un passamontagna e con pistole alla mano avevano cercato di rapinare, all’ingresso della propria abitazione in via San Domenico, un giovane imprenditore mentre rincasava con la moglie e i suoi due figli piccoli. Attimi di paura ma anche di ribellione per quell’uomo che ha cercato in ogni modo di proteggere la propria famiglia difendendosi, tanto da mettere in fuga i tre. Subito la denuncia ai carabinieri che ora cercano di dare un nome ed un volto ai tre criminali. Ma nel frattempo un accorato appello parte dai cittadini che ora non vogliono più aspettare e insieme chiedono maggiore sicurezza. “Dopo le 20,30 in questo paese c’è il coprifuoco – spiega un giovane – ho 23 anni e ho paura a girare per la cittadina, le strade sono deserte, sembra di essere in un paese libico, certo complice è la mancanza di punti di aggregazione ma nemmeno il controllo delle forze dell’ordine ci permette di stare al sicuro”. “Ottaviano sembra Bagdad – spiega invece un commerciante di via Roma – la sera, appena scattano le ore 20,00 ci affrettiamo tutti a chiudere per paura di essere rapinati e non sarebbe la prima volta, un mese fa hanno rapinato un negozio qualche metro più avanti, hanno truffato per appena cento euro una salumeria e hanno rubato due macchine che sostavano davanti al mio negozio, se questa è sicurezza”. Eppure sino a qualche anno fa la cittadina ottavianese era completamente blindata grazie ad un protocollo di intesa, firmato dal primo cittadino Mario Iervolino, con le forze dell’ordine locali tra carabinieri, polizia, vigili e finanza che per un mese ogni weekend effettuavano appostamenti nelle zone a rischio, ed oggi? Complice il numero sempre più carenti di agenti, la cittadina di pace sembra essere diventata la cittadina di guerra, dove l’unica speranza è che si riesca da uscire dall’epidemia soporifera di stallo che ormai sembra non fare sconti più a nessuno alimentando, in modo vertiginoso, i canali dell’abbandono.

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