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Si costituisce l’ex sindaco di Ottaviano Giovanni D’Ambrosio: su di lui gravava una condanna per il caso Italgest

mercoledì 4 aprile 2012, di Giovanna Salvati


Ottaviano. Si costituisce al carcere di Campobasso:a presentarsi alle porte del civico 52 della casa circondariale di via Cavour però non è un semplice uomo, ma l’ex sindaco ottavianese Giovanni D’Ambrosio. Ancora una volta un colpo di scena segna la vita politica cittadina, quella che nonostante cerca di fare a botte con l’attuale imbarazzante stallo amministrativo, complice il delicato momento di crisi, ritorna a far parlare di se. E’ l’atto conclusivo di un infinito capitolo, quello che porta la firma di Giovanni D’Ambrosio. Lui ex sindaco della destra cittadina, e ancora lui coinvolto nel caso Italgest era reo di una sentenza di condanna definitiva a tre anni e sei mesi di reclusione, con la pena di interdizione dai pubblici uffici, reato continuato in concorso formale e peculato. Tre anni risparmiati attraverso il decreto di indulto, i restanti ai domiciliari ma poi l’arrivo del provvedimento di pena definitiva emesso dalla Corte di Cassazione che ha cosi deciso che l’ex tricolore sarebbe dovuto finire in carcere. Poche ore per pensare, cosa? Nessuno potrà mai saperlo. Di certo, Giovanni D’Ambrosio ,dalla sua cittadina San Gennarello, sino al carcere di Campobasso, ne avrà avuti di pensieri. Flash back di una vita passata a sperare e sognare la politica, quella che oggi lo vede pagare di scelte ed azioni sbagliate. Eppure il giudice che ha firmato il provvedimento aveva tutto chiaro e nonostante il lavoro della difesa portato avanti dall’avvocato Consiglia Fabbrocini, il verdetto ha disposto che le valigie per D’Ambrosio questa volta fossero per il carcere. Sarebbe dovuto entrare nella casa circondariale di Napoli solo il 6 Aprile, ma lui ha voluto anticipare i tempi. E Lunedi pomeriggio si è presentato dinnanzi ai cancelli di ingresso del carcere di Campobasso rubando ancora una volta la scena, decidendo ancora una volta, lui per l’ultima, quale sarebbe dovuto essere la chiosa della sua immagine politica. Era il 24 luglio del 2011 quando la sentenza di condanna decretò l’esito di lunghi anni di attesa e con tono tranquillo dichiarò alla stampa “se ho sbagliato pagherò, ma il tempo è galantuomo e ci saranno alti colpi di scena”. Una sorta di premonizione su chi? O su cosa? Di certo la condanna definitiva tirava in ballo anche Vincenzo Prisco,all’epoca dei fatti, ragioniere comunale. Ma in quelle dieci pagine di sentenza la sintesi era ben chiara: il vero reato risiede nel non aver controllato in qualità di sindaco ciò che non era di competenza esclusiva del collegio dei revisori dei conti - come si legge nella stessa sentenza - e aver cosi generato il dissesto economico circa le irregolarità che portarono le casse comunali ad un conseguente sigillo attraverso l’Italgest, quella che all’epoca dei fatti fu ribattezzata come “una truffa di 13,972 miliardi di lire”. Di li una lunga trafila di ricorsi, che dopo i tre gradi di giudizio lo videro nei mesi scorsi come “imputato in un contesto di consapevole compartecipazione ai fatti contestati anche dopo il luglio del 1992 e segnatamente dal settembre 1993 al maggio 1995”. Per Giovanni D’Ambrosio insomma storia chiusa: sconterà il suo residuo di pena nel carcere di Campobasso per poi ritornare nella sua città quella che divisa lo ama e lo odia, tra chi lo condanna e lo assolve ma che già si prepara ad eleggere il suo successore.

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