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Somma Vesuviana, comitato cittadino presenta le sue proposte per l’utilizzo del Castello D’Alagno

venerdì 25 maggio 2012, di La redazione


Somma Vesuviana. Un Castello, quello D’Alagno, che sta diventando il simbolo di un rinato interesse dei cittadini verso i “beni comuni” della comunità sommese. E’ questo in sintesi il principio che anima il Comitato "Restituiamo il Castello D’Alagno ai cittadini" il quale ieri ha presentato, nel corso di una conferenza stampa, la sua idea di utilizzo e di gestione del bene. Non solo, ma il dossier svelato alla stampa (che trovate allegato al pezzo) riporta anche un regolamento di gestione disciplinato nei minimi particolari. “La questione del Castello d’Alagno non è di poca importanza”, fanno sapere dal comitato “ma, al contrario, rappresenta l’occasione per ricordare a chi governa la nostra città che qui, a Somma Vesuviana, ci sono tanti cittadini che non rinunciano a far sentire la loro voce per la legalità, la trasparenza, l’adeguato utilizzo dei soldi pubblici”. E così ricordano al sindaco, alla Giunta e al consiglio comunale che “in un Paese civile i soldi che si spendono per i beni culturali non rappresentano un costo, ma un investimento per lo sviluppo sociale, culturale ed economico della città; ciò significa che nel bilancio comunale devono essere previste risorse economiche adeguate alla funzione che deve essere svolta dai beni culturali (in particolare dal Castello d’Alagno e dalla cosiddetta Villa Augustea); la riduzione dei fondi ai Comuni non può diventare l’alibi per affidare un bene che è di tutti i cittadini sommesi alla gestione dei privati; tutte le attività che saranno previste per il Castello d’Alagno dovranno essere pubbliche e coerenti con la dignità storico-culturale del luogo”. Le proposte avanzate dal comitato per la destinazione d’uso del bene e presentate da Mariangela Parisi si dipanano in sintesi su tre filoni. Nel primo c’è il progetto originario che vorrebbe nel castello il museo archeologico. Del secondo fanno parte le cosiddette attività complementari permanenti, che avrebbero lo scopo di animare e finanziare la struttura, nelle quali si troverebbero invece il caffè letterario, il bookshop del museo e l’orto sinergico. Ed infine ci svolgerebbero anche delle attività complementari temporanee come le mostre d’arte, spettacoli teatrali e concerti. “Il tutto affidando i servizio con dei seri bandi di gara pubblici, senza favoritismi o clientelismi”. Il nodo principale, quello del finanziamento del castello, è risolvibile, secondo il dossier, “senza che vengano svolte attività private, come cene di gala, matrimoni o feste private, ma tenendo in considerazione che il bilancio comunale debba prevedere una voce a tale specifico scopo. E questo perché la cultura è da essi intesa come un investimento e non una spesa, un costo, come qualcuno al comune vorrebbe darci ad intendere”. Quello del castello sembra però essere il primo passo verso quello che Giovanni Romano, responsabile di Legambiente, ha definito “una nuova strada da percorrere nel solco del “crescere facendo”. Il tutto facendo in modo che le decisioni importanti per le nostre cittadine vengano prese dal basso”. Non si sa invece più niente del regolamento approntato dall’amministrazione Allocca. Secondo l’assessore alla Cultura Emanuele Coppola, che ha rifiutato l’invito a partecipare ad un incontro ufficiale chiestogli dallo stesso comitato, esso sarebbe pronto già da tempo anche se, secondo indiscrezioni, ci sarebbero delle serie difficoltà a portarlo in consiglio comunale prima dell’approvazione del Bilancio prevista tra qualche settimana.

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