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Palma Campania: I funerali della mamma più bella uccisa dal marito: in centinaia in silenzio dinnanzi al feretro

sabato 7 luglio 2012, di Giovanna Salvati


L’immagine della Vergine è impressa sulla bara, attorno, le lacrime di chi, a Palma Campania, Alessandra Sorrentino (26 anni) la conosceva bene. «Nessuno riesce a darsi una spiegazione», quella famiglia che sembrava felice, con i bambini al seguito. E invece, l’inferno nella notte tra lunedì e martedì, al secondo piano di un condominio «residenziale» a pochi passi dal municipio. Quelle forbici piantate in petto per un «Ti amo» scoperto sulla posta di Facebook sono l’ennesimo simbolo della violenza contro le donne, l’epilogo drammatico di una storia rovinata dalla folle gelosia di un uomo, Giancarlo Giannini, che adesso è rinchiuso in isolamento nel carcere di Poggioreale, guardato a vista dal personale per il serio rischio suicidio. Intanto, mentre l’operaio che ha scelto di cancellare per sempre il sorriso di sua moglie, ieri pomeriggio centinaia di persone hanno affollato la chiesa del Santissimo Rosario, per i funerali di Alessandra. Un pomeriggio carico di commozione, con la bara portata in spalla dagli amici e le parole del parroco che commenta inevitabilmente il dramma che ha sconvolto il piccolo centro di Palma Campania. “Siamo qui per celebrare non un evento di cronaca – sottolinea don Pietro dall’alto del pulpito – ma per celebrare la resurrezione del Cristo.” Le sue parole si fanno però più forti ed incisive quando con rabbia comunica “non è tempo di giudicare e né di commentare – sottolinea – è tempo di far si che questo dolore riunisca tutti e semini la speranza di un unità”. Il seme della speranza da Palma Campania porta il nome di Alessandra, ma quello del dolore invece negli occhi della mamma e della sorella. Sono sedute ai primi banchi. “I figli di Ale non sono venuti” spiega con le lacrime in viso una sua amica e poi aggiunge “gli ha dato il bacio della buonanotte e ora loro la potranno riabbracciare solo al cimitero”. E’ una tragedia quella che da Palma Campania apre il varco della speranza ma che non sia giustizia. “Nessuno può giudicare e commentare – conclude Don Pietro – in silenzio si deve ricostruire la vita, l’amore e la fede. Devono essere questi gli anelli che dovranno tenere legati i familiari di Ale”. Ma nessuno vuole rassegnarsi. La sorella Loredana e il fratello Biagio si stringono insieme. Le loro mani sono una catena indissolubile. Quella del dolore che li accomuna. Sul loro volto lo sgomento. Lo stesso che fa da cornice alla fine dell’omelia a chi ha deciso di salutare la dolce Ale. Alla celebrazione eucaristica c’è persino chi si accascia in lacrime. Le mani al volto miste a quei ventagli che sventolano per il troppo caldo: ma non abbastanza. Arriva anche l’amministrazione comunale. Il sindaco Vincenzo Carbone si avvicina alla bara e con un bacio sfiora la foto di Alessandra. Un paesino dove sono in tanti quelli che hanno ancora una visione della vita legata al passato. Il dolore della famiglia e’ ancora racchiuso dentro un manifesto con sopra stampato il volto di Padre Pio. Nella lista di chi ha annunciato la tragedia, oltre ai figli della vittima, la madre, il fratello, la sorella ed il cognato ha voluto esserci anche Biagio, il papà di Giancarlo. Un uomo sconvolto, che ancora non riuscirà mai a darsi pace. In un solo momento ha visto distrutte le vite delle due persone alle quali voleva più bene, ed ora chiede di non essere messo da parte. Toccante, invece, il messaggio scritto dagli amici del bar che spesso Alessandra Sorrentino frequentava. «Non piangeremo, ma sorrideremo, vivremo di te e per te! E grazie per averci regalato la tua voglia di vivere. Questo è quello che ci hai insegnato e noi non ti deluderemo mai... Ciao dolce Ale». Quando la bara esce dalla chiesa sono gli amici e i parenti a volerla portare a spalla sino al cimitero. Ma prima, con il sottofondo delle grida e dei singhiozzi della sorella, l’ultimo inchino dinnanzi alla sua casa. A pochi passi dalla chiesa, dal municipio: è lei a salutare dal feretro la casa dove aveva dato vita alla sua nuova famiglia, distrutta da una mano omicida in meno di un secondo. (Metropolis 7 Luglio 2012)

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