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Sequestrati beni per 18 milioni di euro

Bancarotta fraudolenta, a Somma 14 denunciati

mercoledì 1 agosto 2012, di Gabriella Bellini


Beni per 18milioni di euro sequestrati ad una società operante nel settore edile di Somma Vesuviana e 14 denunciati per bancarotta fraudolenta tra imprenditori e professionisti sempre sommesi, Sono i numeri dell’imponente operazione condotta dalla guardia di Finanza della Compagnia di Casalnuovo (agli ordini del capitano Giuseppe Di Stasio). Al centro delle indagini (coordinate dalla Procura di Nola e dal Gruppo della Gdf di Torre Annunziata, guidato dal tenente colonnello Carmine Virno) la società Co.Ge.Mar S.r.l. con sede in via San Giovanni De Matha. Coinvolti l’imprenditore intestatario della ditta, la moglie, poi diventata amministratore, altre due persone che hanno rivestito lo stesso ruolo nel tempo, e poi professionisti (commercialisti, ragionieri) tecnici che facevano parte del collegio sindacale, tutti in qualche modo uniti da legami familiari. I militari hanno, dunque, eseguito una ordinanza di sequestro preventivo per 18 milioni di euro nei confronti del legale rappresentante della società. Si tratta in particolare di “49 unità immobiliari intestate a quest’ultima situate tra Somma e in Provincia di Mantova”, spiega il procuratore capo della Repubblica di Nola, Paolo Mancuso, “per un valore di circa 7 milioni di euro consistenti in appartamenti, terreni, box auto e complessi immobiliari e, nei confronti della moglie dell’imprenditore, crediti di natura commerciale per un ammontare complessivo di oltre Il milioni di euro vantati nei confronti dell’Anas Spa ed ex Ferrovia Centrale Umbra Srl. I due sono accusati di reati di bancarotta fraudolenta, in relazione al fallimento avvenuto il 30.03.2011 della Ge.Co.Mar. S.r.l., operante nel settore edile, avente sede, all’atto del fallimento in Castelvolturno, ma già con sede in Somma Vesuviana. Complessivamente, risultano indagate 14 persone (gran parte delle quali legate da vincoli familiari) che hanno, in concorso tra loro e in particolare con i destinatari del provvedimento, posto in essere, nell’ambito dei loro incarichi (amministratori succedutisi nel tempo, direttori tecnici, componenti del collegio sindacale), connotati da potere decisionale e di controllo, svariati reati pre-fallimentari e fallimentari al fine di danneggiare i creditori della società fallita con un passivo allo stato accertato in oltre 12 milioni di euro”. A questa società ve ne erano collegate altre “la S.F.I.M. S.p.A., la Gleismac Italiana S.r.l., Cogemar Infrastrutture S.r.l., Co.Ge.Mar. S.p.A. e Romi Costruzioni S.r.l., rendendo chiara”, aggiunge Mancuso, “la sistematica spoliazione distrattiva a mezzo di tali strutture societarie, determinando un rilevante danno in capo ai creditori con contestuale ed illecito vantaggio in capo ai soggetti coinvolti per oltre 36 milioni di euro costituiti da contratti di lavori già in essere con soggetti pubblici e privati, immobilizzazioni tecniche e dei crediti già maturati”. Nell’aprile del 2010 il patrimonio della ditta sommese veniva trasferito tra la 2P S.r.l. con sede in Napoli, la Margherita Immobiliare S.r.l. con sede a Somma e la Lavori S.p.A. con sede in Napoli, evitando ancora una volta di pagare i creditori. Gravi irregolarità sono state commesse soprattutto dai componenti del collegio sindacale che con mancato controllo hanno aggravato lo “stato di dissesto ed il depauperamento del patrimonio sociale”.
Su questo punto si sofferma il capitano Di Stasio: “E’ emblematico, riguardo gli immobili, sottolineare come uno solo di questi ceduto ad una società terza avesse un valore di 470 mila euro, basti pensare che il valore di tutti gli immobili sequestrati è di 7 milioni di euro, patrimonio ceduto formalmente, per una perizia di un tecnico interno alla società, per 500 mila euro. Eppure, come abbiamo detto uno solo ne valeva 470. Le nostre indagini sono state supportate da perizie che hanno evidenziato quali operazioni fossero state commesse per far credere che la società valesse poco”. Le indagini hanno preso il via dal fallimento,a quel punto il curatore fallimentare nominato dal tribunale ha evidenziato alcune anomalie nella gestione contabile e la procura ci ha delegato ad indagare. un lavoro certosino che ha permesso di ricollegare tutte le società “satellite” “L’indagine è partita dalla richiesta di fallimento del marzo 2011”, conclude il comandante Virno, “indagini di fatto sono cominciate quest’anno, nel giro neanche di sette mesi si è giunti al sequestro di 18milioni di euro, a ricostruire tutta l’attività e speriamo di poter consentire presto ai creditori di rivalersi su qualcosa di concreto”.

DA METROPOLIS DEL 31 LUGLIO

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