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A Torre Annunziata si aprono le porte della Biblioteca che custodice documenti inediti del ’300. Viaggio in un patrimonio che ora rischia di scomparire a causa delle infiltrazioni d’acqua

giovedì 30 agosto 2012, di Giovanna Salvati


Un tesoro di dodicimila volumi minacciato dalle infiltrazioni d’acqua. L’assessore alla Cultura “il primo investimento per Torre Annunziata deve essere questo patrimonio”. Un Fondo Antico di milleseicento opere. Materiale audiovisivo, cataloghi cartacei e digitalizzati con una sezione di periodici che conta 252 titoli. Meraviglie datate a partire del 1351. Manoscritti di filosofia e religione, ma anche volumi delle “Leggi D’Italia” dal 1700 sino ad oggi. E ancora libri dal ‘400 al ‘700. Non manca nulla. Non è uno dei tanti archivi storici e famosi, ma è ciò che giace negli scaffali della Biblioteca comunale “Ernesto Cesaro” di Torre Annunziata nel silenzio di chi in città nemmeno sa che forse esiste. Dalla città nota per camorra, droga e armi, l’altra faccia della città regala stupore per un patrimonio sorprendente, un tesoro custodito gelosamente ma con affanno dai dipendenti comunali, in un vecchio armadio. Solo la loro pazienza e la loro passione per la cultura ha permesso che in questi anni si riuscisse a conservare e preservare quelle pagine che al solo sguardo illuminano stimolano alla lettura. Ma ora le infiltrazioni d’acqua rischiano di rovinare tutto. A pochi passi dal Palazzo Criscuolo, a pian terreno, troppo spesso dimenticata persino dagli amministratori, la cultura è paralizzata in quella vecchia biblioteca mentre meriterebbe di rivivere ogni giorno attraverso esposizioni ed eventi. All’ingresso, un’antica insegna di marmo, annuncia “Città di Torre Annnunziata – Assessorato alla Cultura – Biblioteca E. Cesaro”. Quando si varca la soglia tutto riporta in una dimensione singolare. La percezione è che quella sia una biblioteca poco frequentata e ce lo confermano i custodi “tanti giovani non sanno nemmeno che esiste la biblioteca, eppure siamo quella più all’avanguardia”. Negli scaffali la cultura non trova nessun limite e unisce il passato ed il presente. Un libro fa spesso sognare ad occhi aperti ma nella biblioteca oplontina si rischia di essere colpiti davvero dalla sindrome di Stendhal quella che si verifica a chi, al cospetto di opere d’arte di straordinaria bellezza, avverte tachicardia, capogiro e vertigini. Un capitello in stile ionico pompeiano, rinvenuto nella villa di “Licius Crassius Tertius” in via Murat nel 1957 e risalente almeno al II secolo a.c, è il primo segno di storia in quella vecchia biblioteca. Di qui fiumi di racconti di chi ci apre le porte degli archivi in esclusiva. “La biblioteca risale al 1907 – raccontano i dipendenti comunali – ed è dedicato al nostro illustre concittadino, matematico di fama europea”. In quell’anno il convento dei Padri Alcantarini decise di donare circa duemila dei loro preziosi volumi alla biblioteca”. Quei volumi risalgono al 400’ e sono tutti manoscritti oggi restaurati e blindati. Tra questi spicca anche un vecchio libro contenete la platea dei beni della Famiglia Massarenghi di Torre Annunziata. Ma dal patrimonio dei Padri Alcantarini spunta persino un incunabolo di alto pregio e valore: un rarissimo documento stampato con la tecnica dei caratteri mobili, ovvero che consisteva nell’allineare i singoli caratteri in modo da formare una pagina che veniva cosparsa di inchiostro e pressata su un foglio di carta . Un patrimonio rilevante che però sembra ancora non essere per nulla valorizzato, anzi. “E’ vero – ammette l’assessore alla cultura Luisa Stanzione – sino ad oggi non si era pensato a valorizzare questa ricchezza ma il mio impegno è stato chiaro. Va mostrato a tutti e l’idea è quella in primis di recuperare questi problemi strutturali e farlo in fretta. Nel frattempo – continua – già il 13 e 28 settembre faremo due presentazioni di libri. Inoltre grazie al lavoro certosino dei dipendenti della biblioteca stiamo programmando un calendario di incontri con le scolaresche. La cultura deve diventare un punto di partenza fondamentale, questo patrimonio ha un valore non quantificabile e merita di essere valorizzato. Si è vero sino ad oggi non è stato fatto, ma il mio preciso impegno è ora non guardare al passato ma al futuro e questa biblioteca verrà risistemata”. E’ l’archivio delle meraviglie, un patrimonio librario immane che si valorizza ancora di più quando ci viene mostrato un documento unico. Nell’imbottitura della copertina di un libro del quattrocento si nascondeva un disegno occultato dal tipografo che riprendeva l’immagine di un corpo dove veniva evidenziata la mappa anatomica “nel trecento la scienza aveva un grande limite nelle pubblicazioni perché in contrasto con le tesi religiose – racconta il dipendente della biblioteca Michele Caravelli - e questo documento probabilmente fu nascosto perché estrapolato da un altro libro probabilmente mai pubblicato”. Il corpo disegnato a matita rappresenta un uomo dove viene l’unica parte che viene evidenziata è il cuore. I segni del tempo hanno ingiallito quel documento conservato in una cartellina che tiene lontana l’umidità, ma il suo posto sarebbe in un tecla di vetro. In ogni scaffale una scoperta, e questo insieme all’ incunabolo rappresenta un importante patrimonio dell’archivio del Fondo Antico. Ma quando si percorrono i corridoi di quella biblioteca purtroppo le postazioni sono ancora vuote, segno questo di una città che non varca quelle porte, eppure quel patrimonio rappresenta una vera punta di diamante in città se solo fosse valorizzata. (Metropolis 28 agosto 2012)

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