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Ottaviano. Padre da un mese si suicida. L’ultima telefonata alla fidanzata "ti amo, mi ammazzo"

giovedì 30 agosto 2012, di Giovanna Salvati


Ottaviano. Aveva assoporato la gioia di diventare padre meno di un mese fa. Ieri, invece, ha deciso di cedere il passo alla sua angoscia e alle sue sofferenze, togliendosi la vita. Una decisione arrivata improvvisamente. Pochi secondi per decidere e poi la certezza di voler desiderare così tanto la liberazione con quella morte assurda. E’ stato così che Antonio Intonaco, di appena 20anni si è tolto la vita ieri sera in una casa ancora in cantiere in via Lanzari. Solo con i suoi pensieri. Solo con le sue sensazioni. E ancora lui, solo, con la paura di diventare grande e forse troppo in fretta. Il lavoro, un bambino, la sua fidanzata che le aveva regalato la gioia di un figlio e la ricerca di quel posto fisso. Ma poi l’incubo. Una corda e quell’ultima telefonata agghiacciante fatta alla fidanzata “Sto per uccidermi dietro al campetto”. L’allarme, le ricerche ed infine il suo corpo senza vita. E’ questa la sequenza drammatica che si è consumata dopo le 20,00 nel quartiere di San Gennarello. Antonio si era allontanato dalla sua abitazione nel primo pomeriggio. Lo faceva sempre: per incontrare gli amici. Ma dal 28 luglio, giorno in cui era venuto al mondo il suo piccolo angelo Emanuele tutto era cambiato. Diventare padre per lui era stato il regalo più grande che la vita gli aveva fatto. L’amore folle per quella ragazza, Rosa, che senza esitare lo aveva visto accollarsi le responsabilità di diventare padre. Lei più piccola di lui, ma con una valigia di sogni e la spensieratezza di essere mamma. Certo, per il matrimonio volevano aspettare, ma insieme avrebbero scavalcato le vette più alte superando ogni ostacolo di quella vita da vivere insieme. Eppure non è stato così. Antonio aveva deciso di togliersi la vita: non ce la faceva più. Che siano stati i troppi pensieri, il peso di una responsabilità più grande, o l’amarezza di non avere una propria indipendenza economica, non è ancora accertato, ma l’unica verità è che ieri quel giovane, di appena poco 20 anni, si è ucciso. E’ entrato in quella struttura, una casa abbandonata e ancora in cantiere. Un cappio creato legando la corda ad un dei tanti rami che avevano invaso il sottoscala dell’abitazione. Ha preso il telefono dalla sua tasca e in un secondo a digitato in numero della sua fidanzata. “Ti amo” le ha detto e poi “Non ce la faccio più, sto per uccidermi dietro al campetto”. La telefonata si è poi interrotta. Le urla, la paura, mille pensieri, sino alla ricerca disperata dei familiari. La prima a precipitarsi sul posto è stata la sorella. Le sue urla agghiaccianti hanno irrotto quel silenzio tombale e tenebroso in quella abitazione dove il cuore di Antonio ha smesso di battere. Sul posto l’arrivo dei carabinieri della locale stazione agli ordini del maresciallo Domenico Iaccarino, al quale ora sono affidate le delicate indagini per cercare di ricostruire gli ultimi momenti di vita del giovane. L’unica certezza è nel luogo dove Antonio ha deciso di mettere fine alla sua esistenza: li, dove ora c’è la casa degli orrori,il 20enne giocava a pallone con gli amici. Un posto a lui caro, dove ha deciso cosi di cullarsi per l’ultima volta. Ora il dramma resta: una giovane fidanzata di appena 17 anni, e quel bambino che proprio ieri aveva compiuto i suoi primi due mesi. Il corpo del giovane è stato trasferito dopo i rilievi del medico legale, presso l’obitorio del Secondo Policlinico di Napoli in attesa dell’esame autoptico. (Metropolis 30 Agosto 2012)

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