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SENZA PASSATO NON C’E’ NEANCHE FUTURO

Chiesa della Libera Saviano: Restauro della memoria storica di una tela del 1910

Una tela di Carmine Piro, datata 1910 è tornata al suo antico splendore con una sua riproduzione. L’originale tela ornava il soffitto della chiesa della Libera di Saviano. La storia legata a questo dipinto, e la sua demolizione seguente ha una connotazione ben precisa in seguito all’evento sismico del 1980.

venerdì 14 settembre 2012, di Antonio Romano


Saviano – La tela, seriamente danneggiata, anche per l’incuria inesorabile del tempo, è stata persa irrimediabilmente. È importante la memoria storica, in un ambiente culturale; come recita una famosa frase “ Senza passato non c’è neanche futuro”.

Un’opera forse non eccessivamente rilevante a detta dei critici e delle Sovrintendenze ma che assume un gran valore, enorme, per la memoria di una collettività che ne decreta l’artisticità. In tal modo si è cercato e progettato di recuperare quello che uno degli stessi autori definisce il “restauro della memoria”.

Si è trattato di un lavoro veramente interessante, un progetto che è un sogno realizzato! L’opera che è una foto su tela di notevoli dimensioni, si deve alla tenacia di chi ha lavorato tra tante difficoltà tecniche e realizzative di messa in opera. Un lavoro di Gabriele Pierro e Antonio De Giulio, due artisti savianesi, che hanno fatto proprio questo proposito progettuale da un po’ di anni, dal 1988.

L’idea progettuale, ora realizzata, partiva da una piccola foto, per di più, mal ridotta, di dimensioni 10 x 15 cm: tutto quello che ne rimaneva del dipinto che una volta era la vista, dominate, del soffitto della chiesa raffigurante la Madonna della Libera con due figure di santi, San. Filippo e San Giacomo in uno sfondo che era la Saviano di una volta con tanto del cosiddetto “frasso”, l’albero di grosse dimensioni, un tempo simbolo del paese, come si distingue da una piccola macchia di verde, che spunta da un gruppo di caseggiati.

Alla sommità di detto dipinto era la raffigurazione della Trinità: la colomba che troneggiava alla sommità dell’affresco, che nell’arte del genere religioso, iconografico, rappresenta lo Spirito Santo, era del tutto mancante dalla fotografia di partenza.

All’incontro di presentazione, avvenuto di recente, nella stessa chiesa, erano presenti, oltre ad un folto pubblico che ha apprezzato l’iniziativa con un notevole consenso, il prof. Claudio Salerno, Presidente dell’istituto della diffusione delle Scienze Naturali, Don Erasmo Napolitano che ha dato la benedizione sacerdotale all’evento e che ha ricordato tra altro, nel corso del suo intervento, che la data scelta, per la presentazione, capitava a proposito, coincideva con una rilevante del calendario: la Natività di Maria, e infine Don Prezioso De Giulio. Presente inoltre Carmine Piro, docente in pensione dell’Accademia Della Belle Arti, nipote dell’autore del dipinto originale, del quale porta il medesimo nome.

La chiesa in oggetto è una delle più affascinanti di Saviano; tra altro sull’altare presenta un’interessante pittura sul legno di un autore olandese. Ora si presenta con questo Restauro della memoria con un nuovo look con una tela che è messa nella stessa posizione che aveva originariamente: alcuni critici, in realtà, avevano espresso dubbi sulla reale posizione che nelle loro intenzioni andava invertita.

Lo stesso autore del “Restauro della memoria” afferma, invece, che la posizione è quella originale e non si poteva fare altrimenti senza venir meno allo stesso concetto. La centralità, ad ogni modo è rispettata, se si prende in considerazione l’altare stesso della chiesa, dove la figura Trinitaria si protende verso il centro della funzione liturgica. Le dimensioni della tela sono notevoli: 6 x 13 m. una dimensione che non si riscontra in altri templi del genere; sicuramente non si troverà da nessuna parte del mondo una tela al soffitto, con queste caratteristiche.

Un lavoro unico nel suo genere. Le difficoltà si sono presentante puntualmente: dopo una prima fase di lavoro di ricerca e studio del colore, sono stati necessari un’impalcatura provvisoria e un telaio di legno agganciato a regola d’arte al soffitto. Un telaio a scacchiera con una trave mobile su di un lato è servito, tra alterne difficoltà, a tendere, al massimo, la tela, e superare le linee d’inflessione che puntualmente si presentavano e che le grandi dimensioni ne accentuavano le difficoltà.

Lo studio del colore, anche con la consulenza di tecnici americani e la valida collaborazione di Jane Conner, si deve a lei la ricostruzione, computerizzata, della colomba che sovrasta il dipinto, nella sua originalità è stata una fase determinate e di gran precisone anche se è stato agevolato dalle tecniche che ha l’uso del computer con programmi adatti. In pratica si è intervenuti su di ogni pixel, su di ogni dettaglio.

A tal proposito ci sono state anche delle conferenze via web, molto apprezzate sul lavoro svolto. Per completare il lavoro si è pensato di inserire una cornice attorno al perimetro della tela, in polistirolo, materiale di relativa leggerezza, ricoperta di una vernice dorata, e ricoprire poi l’intera tela di un materiale speciale, il cauciù, Poliisoprene naturale, allo scopo protettivo contro le intemperie del tempo.

Antonio Romano

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