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Scuole estive di alta formazione

Le Scuole Estive di Alta Formazione, rappresentano una tradizione consolidata dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici che riscuote un crescente successo da oltre 25 anni.

venerdì 21 settembre 2012, di Comunicato Stampa


Fondazioni culturali, associazioni, istituti universitari e scolastici da anni in tutto il Mezzogiorno d’Italia danno vita, con il contributo delle amministrazioni locali, allo sviluppo di questi particolari corsi di formazione civica per i giovani, ma anche per tutti gli amanti della conoscenza, visto che al di là delle borse di studio per i più meritevoli, le scuole estive sono libere ed aperte a tutti.

Le scuole, questi piccoli master o piccoli cicli di seminari, pur prevedendo, infatti, un piccolo sostegno economico ai borsisti, vanno incontro alla scelta voluta dall’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di dare vita ad un vero e proprio progetto di politica culturale, aperto comunque a tutti ed avendo come modello le scuole pitagoriche che avevano fatto del Mezzogiorno d’Italia la Magna Grecia.

Pertanto, la scelta di portare lezioni di economia, filosofia, storia, bioetica, ed altre discipline in così tanti comuni minori avvia una nuova stagione culturale per i comuni del Sud, in pratica, una spinta centrifuga rispetto all’attrazione di risorse economiche ed umane che le grandi città hanno esercitato per anni sui movimenti culturali.

Le Scuole Estive rappresentano quindi un po’ delle piccole fortezze per quell’esercito culturale che l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici con gli enti organizzatori locali, intende reclutare per creare una gioventù che prendendo consapevolezza della propria storia e messa a contatto con esperienze culturali e scientifiche della migliore tradizione culturale meridionale ed europea, possa divenire il motore del rinnovamento sociale e politico del Mezzogiorno d’Italia.

Ad Acerra, l’istituzione di tale Scuola da parte della Fondazione Istituto Europeo per gli Studi Storici ed Ambientali “Gaetano Caporale” - entità culturale nata nel luglio 2001 dall’incontro fra l’associazione eco-culturale èidos e il prestigioso Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli per volere dell’Avv. Gerardo, primo socio fondatore della Fondazione G. Caporale, risale ormai al 2002 ed ogni anno questo appuntamento di gran rilievo culturale di tarda estate viene ripresentato. Gli argomenti negli anni scorsi sono stati:

Il Diritto di accesso alla Giustizia Ecologica (settembre 2002),
Bioarchitettura e Bioclimatica, il Circolo Virtuoso (settembre 2003),
La Democrazia Partecipata come fondamento dello Sviluppo Sostenibile (settembre 2004),

Il Governo del Territorio e dei Beni comuni in Campania (Settembre 2005),
Ethos Democratico e rappresentanza politica (settembre 2006),
Tossicologia Ambientale (settembre 2007),
La Bonifica del Territorio mediante approcci integrati (Settembre 2008),
Sistemi di Monitoraggio Ambientale e Sanitario (settembre 2009)
Ambiente ed Energia: Le Fonti Rinnovabili (settembre 2010)
Sostenibilità Ambientale nell’Edilizia Moderna (settembre 2011)

Ora prima di entrare nel merito della questione volevo solo accennare a due cose credo utili a tutti e che io seguo anche perchè interessato personalmente in quanto da un po’ di tempo ho installato ben due impianti fotovoltaici uno a casa mia ed un altro sul tetto della mia azienda agrituristica a Sant’Agata dei Goti.

Il 6 agosto 2010 è stato aprovato il decreto insieme al conto energia 2011 “Incentivazione della produzione di energia elettrica mediante conversione fotovoltaica della fonte solare, pubblicato sulla G.Uff. Il 24 agosto.

Pure di recente la conferenza Stato Regioni ha dato il via libera nel luglio di quest’anno dopo un’attesa di 7 anni allel Linee guida Nazionali per le fonti rinnovbili.

Il senato ha con un emendamento permesso di far usufruire delle tariffe incentivanti anche impianti fotovoltaici che abbiano concluso l’installazione al 31 dicembre 2010 anche se l’entrata di esercizio deve avvenire entro il 30 giugno 2010.

In Pratica questo emendamento è servito ad evitare che a causa dei ritardi nelle procedure di connessione da parte del gestore di rete, moliti impianti perdessero il diritto di accedere al vecchi ocnto energia.

Ad ogni buon conto il ritardo più che procedurale sembra essere quello che sembra diffcile per la rete elettrica italiana integrare completamente queste fonti.

Ad ogni modo al momento c’è per la scadenza di questi incentivi una certa corsa con pletora di autorizzazioni ed ingolfamento del tutto.

3. Le opportunità
La green economy non permette soltanto il rispetto dell’ambiente, ma è un volano di crescita poiché è l’unica ad assicurare sviluppo nel lungo periodo e quindi a creare mercato, garantendo ritorni economici. La redditività di questo nuovo modello di sviluppo è stata in passato in discussione poiché, si sosteneva, le aziende conformi alla normativa ambientale, avendo sostenuto spese per l’adeguamento ai requisiti imposti, incorrevano in maggiori costi di produzione. Secondo alcuni economisti (fra cui Jean-Paul Fitoussi, Amartya Sen e Joseph Stiglitz), invece, la regolamentazione ambientale porta benefici alle aziende, soprattutto se contiene incentivi sufficienti a modificare i loro sistemi produttivi e a stimolare innovazioni. L’accresciuta attenzione all’ambiente da parte dell’impresa, infatti, consentirebbe di mettersi al riparo dall’aumento del prezzo di materie prime sempre più scarse, di ottenere migliori prestazioni competitive, grazie a minori costi (indotti da un minore utilizzo di risorse) e alla commercializzazione di nuovi prodotti in grado di ottenere un riscontro positivo sul mercato. Di conseguenza, qualsiasi perdita di competitività legata ad un investimento mirato a migliorare le performance ambientali (indotto dalla normativa o volontario) sarà essenzialmente di breve durata e consentirà all’impresa di acquisire un vantaggio competitivo nel lungo termine.

Se fino a qualche anno fa la sostenibilità era per le imprese una fonte di costo, l’obbligo di adeguarsi alle normative o un impegno volontario è oggi un’occasione di arricchimento. Il 2008 è stato il primo anno in cui gli investimenti privati dedicati alla costruzione di impianti di fonti di energia rinnovabile nel mondo hanno superato quelli per tecnologie alimentate da combustibili fossili. Nel 2008 gli investimenti in energia “verde” sono arrivati a 105 miliardi di euro, con un aumento del 5% rispetto al 2007 (fonte Unep 2008 Annual Report). Secondo Clean Edge 2010, questo sorpasso si è registrato anche nell’anno di crisi 2009. Dati che dimostrano come le politiche a supporto delle fonti di energia alternativa avrebbero risvolti positivi su tutta la filiera che va dall’innovazione tecnologica all’industria, mentre il mantenimento del modello attuale, oltre a non avere effetti positivi sull’occupazione e sulla crisi economica, porterebbe a un peggioramento della crisi ambientale e sociale dagli effetti nefasti sui bilanci pubblici.

Dal punto di vista dell’occupazione, la green economy in campo energetico conta al momento 3,4 milioni di posti di lavoro, superando così i 2,8 milioni dell’industria “tradizionale” mineraria, dell’elettricità, del gas, del cemento, dell’acciaio e del ferro. In Europa circa 400mila persone sono impiegate nel settore delle energie rinnovabili, 2,1 milioni nella mobilità sostenibile e oltre 900mila in beni e servizi per l’efficienza energetica, in particolare nel settore edilizio. Ci sono poi i circa 5 milioni di addetti nell’indotto. A guidare la classifica europea delle professioni verdi sono Germania, Spagna e Danimarca per l’eolico, Germania e Spagna per l’energia solare. La Germania ha aumentato di 20.500 unità di occupati nelle rinnovabili nel 2009. Questi dati sono solo un assaggio delle potenzialità di un settore in forte espansione che ingrosserà le fila dell’occupazione nei prossimi anni.
Solo nelle fonti rinnovabili, vero polmone dell’eco-lavoro, si passerà dagli attuali 2,3 milioni di occupati a oltre 6,9 milioni nel 2030 (fonte “Low carbon jobs for Europe” WWF).

L’altro grande protagonista dell’occupazione green sarà il mercato dell’efficienza energetica, che interesserà trasversalmente i principali settori industriali, ma troverà la sua principale applicazione nell’edilizia. Gli investimenti per migliorare l’efficienza energetica negli edifici produrranno fra i 2 e i 3,5 milioni di posti di lavoro nei soli Stati Uniti. A guidare questa rivoluzione è la Gran Bretagna che ha fissato per il 2016 la data entro cui tutti i nuovi edifici residenziali dovranno essere a emissione zero, seguiti, entro il 2019, da quelli commerciali. L’esempio di Londra è stato seguito da altri paesi. Inoltre nella revisione della Direttiva sull’efficienza energetica degli edifici, che verrà definitivamente approvata nel 9 maggio 2010, si prevede che dal 2021 gli immobili di nuova costruzione dovranno essere a consumo quasi “zero”; la scadenza è anticipata di due anni per gli edifici pubblici. Questa Direttiva comporta la necessità nel corso di questo decennio di avviare una profonda trasformazione del comparto edilizio, che coinvolgerà la fase progettuale, l’introduzione di nuovi materiali e la predisposizione di impianti innovativi in modo da facilitare la convergenza verso gli obiettivi europei.

Conferme dell’importanza della riconversione verde in campo edilizio arrivano anche dai numeri. Dall’analisi del mercato degli edifici adibiti a uffici negli Stati Uniti, è emerso che quelli in possesso di certificazione energetica incassano affitti e compensi per la vendita ben più alti rispetto a quelli dell’edilizia tradizionale e il “business verde” è stato solo marginalmente investito dalla crisi.

Nel settore delle energie alternative, le quotazioni del New energy innovation index, il più rappresentativo indice del comparto, sono cresciute del 36% fra il 1° aprile e il 30 giugno del 2009. Nel secondo trimestre 2009, i nuovi investimenti sono quasi triplicati raggiungendo quota 26,2 miliardi. Nei pacchetti di stimolo destinati a rilanciare l’economia globale a seguito della crisi, circa 512 miliardi di incentivi sono destinati a chi è impegnato nelle energie rinnovabili.

Oltre alle misure governative di stimolo all’economia, un altro fattore ha contribuito alla crescita degli investimenti: l’innalzamento del prezzo del petrolio che ha reso le fonti alternative di nuovo competitive rispetto ai combustibili fossili. L’energia eolica è sicuramente la più promettente: si stima che nei prossimi 5 anni crescerà in media del 22%, mentre nel 2009 ha attratto il più alto numero di nuovi investimenti, 63.5 miliardi di dollari. Nel 2009 sono stati installati 38mila MW (38GW) di nuova potenza eolica, il 41.5 % in più rispetto al 2008, anno in cui l’incremento è stato pari a 26mila GW. Lo scorso anno gli Stati Uniti, con una potenza installata di 35 GW, hanno superato la Germania, che era a quota 26, diventando il più forte produttore di energia eolica. Gli USA, però, potrebbero essere superati dalla Cina, oggi a quota 26 GW, ma con un tasso di crescita molto più alto. Anche l’India e la Spagna, rispettivamente con 11 e 19 GW, sono mercati in forte espansione.

L’energia solare è molto meno competitiva, ma potrebbe avere potenzialità di crescita maggiori se il costo dei pannelli fotovoltaici, come si prevede, si abbasserà ulteriormente. A lungo criticata poiché ritenuta antieconomica, l’energia prodotta da fotovoltaico sta rapidamente guadagnando terreno. Entro il 2020, inoltre, si dovrebbe registrare un incremento a livello mondiale da 20 a 40 volte della capacità attualmente installata. In questa prospettiva di sviluppo riveste un posto di primo piano Desertec, l’avveniristico progetto da 400 miliardi di euro per la realizzazione nel deserto del Sahara di impianti solari termici in grado di soddisfare il 15% del fabbisogno energetico dell’ Europa, che dovrà vedere anche un forte coinvolgimento anche di imprese italiane.

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