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PER LA STORIA NON FIDATEVI DI HOLLYWOOD

“Alamo” di Paco Ignacio Taibo II

Una località che a noi italiani dice poco. Per qualcuno è al massimo il ricordo di un film. Per stessa ammissione di Taibo II ai messicani dice quasi nulla. Solo per i nordamericani è addirittura uno dei miti fondanti degli Stati Uniti.

venerdì 28 settembre 2012, di Comunicato Stampa


Una battaglia nella quale un migliaio di soldati messicani stroncano una ribellione secessionista di coloni americani in Texas, allora territorio del Messico, dando l’assalto ad una missione abbandonata nella quale questi ultimi si erano asserragliati in attesa di rinforzi che non sarebbero mai arrivati.

Questa sconfitta, grazie a libri, giornali e soprattutto film, diventa una battaglia per la democrazia, la libertà e la strutturazione stessa degli Stati Uniti.

Significativo a questo punto il sottotitolo del libro: “per la Storia, non fidatevi di Hollywood” che per Taibo è il senso stesso del libro.
Senza annoiare, con puntigliosità quasi maniacale, l’autore ricostruisce gli antefatti della battaglia di Alamo, i personaggi, i luoghi nei quali si svolge la storia, le testimonianze, quanto detto, scritto e filmato su Alamo dimostrando la catena di falsità, inesattezze, volute esagerazioni, interessi economici e politici all’origine della creazione del mito da parte nordamericana.

Giustificare la politica imperialista degli USA, allora come in seguito (il film più famoso su Alamo è stato girato nel 1965, periodo di massima opposizione interna ed internazionale alla guerra nel Vietnam, ed ha avuto come protagonista J. Wayne) è stato, secondo l’autore, il motivo principale dei quasi ottantamila libri scritti sull’argomento e dei circa 50 film girati.

Il mito di D. Crokett, di Travis e di Bowie, per citare solo i più noti difensori di Alamo, viene smontato con una lettura accurata delle fonti, delle testimonianze e dei fatti storici accertati coma mai prima si era visto su questo tema.

Le stesse motivazioni del tentativo di secessione, la libertà in primis, viene chiaramente smitizzata con la sola constatazione che, mentre per la legge messicana non esisteva già allora la schiavitù, uno dei punti principali delle richieste degli immigrati americani nel Texas è il riconoscimento della schiavitù. Cosa che puntualmente avverrà quando nel 1845 il Texas entra a far parte degli USA riportando così indietro l’orologio della storia di un paio di secoli.

La storia personale dei protagonisti nordamericani, rende la dimensione reale di avventurieri che, speculando sulla proprietà terriera in maniera fraudolenta, cercano d’impossessarsi di un intero stato messicano.

Li svela più come personaggi da operetta che combattenti, ubriaconi ed oppiomani piuttosto che liberatori, uomini che muoiono forse anche prima della battaglia finale (Bowie) o che chiedono pietà per non essere passati per le armi asserendo magari di essere un botanico di passaggio (D. Crokett) che indomiti combattenti con coltelli o calci del fucile che muoiono dopo aver ucciso un numero straordinariamente alto di assalitori.

Il tutto scritto con la maestria che Taibo ha dimostrato in biografie come quelle di Pancho Villa o Che Guevara e in tanti romanzi, dai noir di E. Belascoaran al Ritorno delle Tigri della Malesia (più antimperialiste che mai).

Un libro da leggere per capire come funziona, ancora oggi, la fabbrica del mito, delle falsità e della propaganda imperiale USA. Ancora una volta, grazie Paco.

Mauro Milani

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