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S.Anastasia. I residenti di via Romani: "L’isola non isolata … e se andassimo via ?"

venerdì 19 ottobre 2012


L’isola non isolata … e se andassimo via ?!

Quello che vorrei esprimere necessita di alcune premesse:
non sono anastasiano, ma mi sento anastasiano.
Vivo qui con piacere e credo sia un comune civile e con alte potenzialità
La periferia, noi tutti “stranieri”, siamo un’opportunità, non un “fastidio”.
Abbiamo portato ricchezza e nuove istanza di sviluppo per tutto il territorio.
Tante migliorie alla “nostra” zona le abbiamo sudate ed abbiamo sempre collaborato costruttivamente alla crescita.
Il territorio necessità di un isola ecologica, ma le mie figlie hanno partecipato alla manifestazione, e non ritengo siano state strumentalizzate
La battaglia non è politico/ideologica, ma di logica

Ho fatto una riflessione sulle informazioni che stanno girando .
Si dice: L’isola è ad impatto 0. Neanche il transito dei mezzi rappresenta un problema. In altri comuni è al ridosso di case e scuole. In Africa i bambini non hanno da mangiare (ops… questa è un’altra storia… è la favola di chi ci dice che stiamo bene perché c’è chi sta peggio)
Ma se è vero che, essendo indispensabile e non rappresentando alcun tipo di disaggio si potrebbe collocare ovunque… anche in piazza, a Madonna dell’Arco o nel parcheggio di fianco al Comune (se lo spazio non c’è, eventualmente si fraziona in più isole: un arcipelago).
Non da fastidio, non ci sono TIR o non rappresentano disagi pericolosi, si può concordare l’orario di apertura in opposizione a quello del Comune o dei negozi … J

Ma dunque a questo punto sembra che il problema sia che non la vogliamo sotto casa???
E chi la vorrebbe … ma non è questa la morale.

Da un’abitante del Parco Quadrifoglio riceviamo una lettera che di seguito pubblichiamo

Non viviamo in zone così densamente popolate da non poter trovare una soluzione degna ed una collocazione adeguata.
LONTANO… Non da casa mia, ma lontano da tutte le case e tutte le scuole.
Sul nostro territorio NON è una situazione irrealizzabile. NON è necessario il sacrificio di una periferia residenziale.
È questa la logica che non mi torna: perché, visto che il territorio lo permette, non si può allontanarla dalla scuola?
Non chiediamo di spostarla dal giardino di casa nostra al giardino di qualcun altro.
Chiediamo che venga trovata una soluzione logica.

Già adesso stiamo vivendo i forti disagi di mezzi pesanti che sfrecciano letteralmente, anche in senso vietato, in disprezzo di tutte le norme di sicurezza. Ma il disprezzo si legge soprattutto verso noi abitanti. Un disprezzo “autorizzato”, come si auto definisce il nostro Sindaco.

E basta favole.
Nessuno è Peter Pan, ma nessuna persona civile riesce, in piena coscienza, a scegliere consapevolmente di impiantare un servizio del genere a ridosso di case e scuole, quando si può optare (ed era stato fatto) per altro sito sicuramente più isolato.

Condivido quanto affermato dal Sindaco: “Lasciamo FUORI I BAMBINI”.
Non li abbiamo coinvolti noi, ma la decisione di spostare l’impianto a ridosso della scuola.
Se l’isola fosse realizzata dove isola sarebbe (isolata), in un sito non residenziale e senza scuole, i bambini (TUTTI i bambini anastasiani) sarebbero stati lasciati fuori da questa questione
Non ci sono ragioni che tengano di fronte a questo: lasciamo fuori i bambini.
Così nessuno deve addolorarsi adesso “guardando gli occhi (giustamente) spaventati di un bambino” e nessuno dovrà piangere in futuro, per le conseguenza di questa scelta.

Condivido quanto affermato dal Sindaco e dall’Amministrazione: l’isola ecologica è una necessaria, indispensabile scelta di civiltà.
Allora perché non si isola dalle civili abitazioni e dalle scuole?
Se altri comuni ed alte amministrazioni hanno fatto scelte diverse non è detto che sia utile imitarli. Ci sono esempi di eccellenza indiscutibile (non mi permetto di elencarli) in ogni campo delle vita pubblica a cui guardare ed eventualmente migliorare.
Miriamo a questi, scegliamo il meglio.

Credo che compito, obiettivo, ma, soprattutto, fierezza di ogni pubblica amministrazione sia il benessere della popolazione ed il vedere crescere, anche tramite immigrazione da altri comuni, i suoi cittadini amministrati.
Maggiori abitanti rappresentano più reddito, più tasse e più energia per le attività commerciali del territorio.
Orbene, strozzare la periferia con un impianto a ridosso delle case, con mezzi pesanti che trafficano in strade non adeguate alla loro mole minando la sicurezza dei pedoni, rumori, polveri e quant’altro a ridosso di una scuola dove bambini vivaci e scorrazzanti dovranno fare i conti con camionisti e automobilisti diretti all’isola, non è certamente il modo per migliorare la qualità della vita degli abitanti.
Non è certo il modo per incentivare nuovi aspiranti anastasiani, ma è sicuramente un impoverimento della zona e della società civile ottenendo effetto opposto rispetto all’obiettivo auspicato.

Ed i costi, le opportunità?
Giusto… l’opera pubblica è sempre un’opportunità di crescita.
C’è un finanziamento pubblico che l’Amministrazione comunale rischia di perdere e sta affannosamente rincorrendo.
Ma il costo di aver spostato la collocazione in un area densamente abitata, è rappresentato dal dissenso e dalla divisone che si sta creando.

… e se andassimo via ?!
E se la invisa periferia si svuotasse?
Se i plessi della E. Morante non avessero iscritti perché decidiamo di iscrivere i nostri figli in altre scuole?
Che crescita ci sarebbe?
Che ripercussioni ci sarebbero su tante attività commerciali?
Ne vale la pena???

Grazie
Francesco Pallante

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