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Incontro con la sorella e il nipote del grandissimo cantautore romano-calabrese

Il 29 ottobre del 1950 nasceva Rino Gaetano

Riportiamo le interviste in esclusiva fatte ad Anna Gaetano e Alessandro greyVision

lunedì 29 ottobre 2012, di Ciro Castaldo


Oggi il cantautore dei giovani avrebbe compiuto 62 anni. Rendiamo il nostro appassionato e sincero tributo a Rino con la pubblicazione integrale di due interviste tratte dal libro ’Tante facce nella memoria’, in catalogo da metà luglio per le Edizioni Melagrana

Intervista ad Anna Gaetano

Si racconta che da piccola lei è stata la prima a ribattezzare il nuovo arrivato in casa Gaetano. Da Salvatore Antonio a Rino.

E’ vero. Io avevo sei anni e per me Salvatorino era troppo lungo.

Quali sono i suoi ricordi della vostra adolescenza romana?

Dell’adolescenza romana conservo pochi ricordi perché quando Rino è arrivato a Roma, insieme a mio padre, nell’ottobre del 1960, io ero ricoverata in ospedale. Poco tempo dopo i miei genitori l’hanno accompagnato vicino a Terni, a Narni, per farlo studiare in collegio. In seguito da adulti ci si vedeva molto spesso e lui mi dava tanti consigli perché mi fidavo troppo delle persone e questa cosa a Rino non piaceva per niente. Mi metteva sempre in guardia e spesso litigavamo per questo. Col tempo ho capito che aveva ragione perché da persona sensibile qual era, percepiva se era il caso, oppure no, di coltivare le nuove conoscenze.

Quindi vi confrontavate spesso?

Sì, ma i litigi erano legati a cose normali, non gravi, come succede a tutti i fratelli e le sorelle del mondo. Lui cercava di proteggermi, era molto presente nei miei riguardi e quando andava a fare concerti in Toscana rientrava sempre con una bistecca fiorentina enorme che dovevo andare puntualmente a preparargli. Mi diceva sempre: “Anna vieni a cucinarla e soprattutto a mangiarla con me, perché è molto grande e da solo non ce la faccio”. Ecco, il nostro rapporto era legato da un affetto e da una condivisione sincera.

Nelle vostre vene scorre sangue di origini greche. Da giovane adolescente trapiantato nella capitale, Rino come viveva il legame con la Calabria?

Io sono nata in provincia di Venezia, a Dolo, ma l’infanzia l’ho trascorsa a Crotone, quindi sono molto legata alla Calabria e appena posso staccare la spina lascio tutto e ci ritorno. Rino è sempre stato innamorato della sua terra, della sua città d’origine e anche lui tutte le volte che poteva farlo ci ritornava sempre con grande piacere. Pensa che Rino faceva delle lunghe passeggiate dalla casa dove è nato, vicino al mare, fino a Capo Colonna. Lì si fermava per ore a leggere e scrivere. Era un appassionato del grande Pitagora, suo conterraneo e amava leggerlo nei luoghi che furono quelli della sua scuola.

Da dove veniva la rabbiosa allegria di Rino e insieme l’amore per la sua terra?

Rino ha assimilato moltissimo sia da Crotone sia da Roma. A Crotone abitavamo in una casa a piano terra insieme ai nonni, non c’era acqua e mia madre si alzava alle cinque del mattino per fare le provviste. C’erano anche persone che abitavano sotto un ponte o dentro una baracca. La povertà era tanta all’epoca e Rino dava sfogo alla sua rabbia scrivendole queste cose.

Le va di raccontarci l’episodio più bello e quello più brutto che la lega a Crotone?

L’episodio più bello è quello che vivo tutte le volte in cui ci ritorno per portare dei fiori sulla tomba di mio padre e mia madre. L’aspetto più brutto è che secondo me i crotonesi, anche se non tutti devo dire, non meritano di avere avuto Rino Gaetano come concittadino. In molti non hanno fatto nulla per ricordarlo degnamente.

Com’erano i rapporti tra suo fratello e i vostri genitori? Come raccontato dalla Fiction televisiva?

Quello raccontato non era Rino. Il nostro Rino. Il suo rapporto con i nostri genitori era esattamente il contrario di quello che viene fuori da una Fiction che non rispetta la realtà. E’ stato inventato tutto!

Rino Gaetano, nonostante siano trascorsi trent’anni dalla sua prematura scomparsa, si avvale ancora del titolo di ‘cantautore dei giovani’. Come vive le continue testimonianze d’affetto e di stima da parte del pubblico di ogni età?

Molto positivamente! Dico sempre che era ora che a Rino fosse riconosciuto l’importante ruolo che ha avuto e continua ad avere nel mondo della canzone e che fosse ricordato come giustamente merita. Purtroppo esistono anche alcune persone di cui non riesco a capire le “manifestazioni d’affetto”. C’è chi sfrutta la sua immagine con operazioni di sciacallaggio o chi vive l’attaccamento a Rino morbosamente, con paranoico feticismo. Pensa che in più di un’occasione hanno rubato la foto al cimitero così come i piccoli oggetti che altri estimatori gli portano. Ogni volta per me è un duro colpo da mandare giù. Che maniera è di volergli bene?

Come dice un vecchio scrittore: “Quel che di bello c’è nella vita è sempre un segreto”. Le dà fastidio che le persone scavino nella vita di suo fratello andando a cercare anche piccoli particolari? Vorrebbe che comunque ci fossero cose che restassero solo ricordi privati?

Sì, mi dà fastidio che chi non appartiene alla mia famiglia abbia la pretesa di dettare legge su quello che dovrei fare e su come dovrei farlo.

E’ stata qualche volta insieme a Rino in luoghi legati al suo lavoro?

Certo. Mi è capitato di andare con lui nei mitici studi della RCA, sulla Tiburtina. Spesso lo accompagnavo con la mia auto. Ricordo un episodio simpatico accaduto con un ragazzo del Bar che ha strizzato l’occhio a Rino pensando che io fossi una sua “conquista”. Rino divertito dalla cosa si è messo a ridere e gli ha detto subito che ero sua sorella, ma lui non gli ha creduto sostenendo con ironia che io ero troppo bella per essere sua sorella (ride). Sempre alla RCA ricordo di avere incontrato Lucio Dalla e di avere visto Mia Martini. In quell’occasione Rino mi colpì molto perché mi trasmise tutto il suo turbamento, la sua disapprovazione per come trattavano Mia a causa dell’infamante diceria che tutti conosciamo. Anche se non hanno avuto modo di lavorare insieme, mio fratello la stimava molto come artista e come donna e poi Mia era una ragazza del Sud, calabrese come lui, ma al di là di questo Rino, da persona sensibile qual era, trovava inaccettabile riservare un trattamento del genere a un’altra persona.

Da sorella maggiore, conosce qualche aspetto del carattere di Rino che non è venuto abbastanza fuori e su cui vorrebbe porre l’accento?

Rino era trasparente come uno specchio e non c’è niente della sua personalità, del suo modo di intendere le cose e di vivere la vita che non si sia visto o non sia venuto fuori attraverso la sua arte, la sua musica, i suoi testi, le interviste e tutti i materiali d’archivio. Da sorella non avverto alcun bisogno di aggiungere altro perché la sua personalità è venuta fuori in modo semplice e diretto.

Secondo lei, il Rino che il pubblico ha conosciuto era il vero Rino? O quella di “giocherellone” era solo una maschera?

La sua non era una maschera. E come dicevo prima il grande pubblico, ha conosciuto una persona schietta, profondamente semplice e umana. Per questo la gente lo ama. Rino era un uomo semplice e senza filtri!

In molti, all’epoca, non hanno colto i riferimenti di Rino ad altri autori, spesso scrittori. In seguito qualcuno ha notato delle similitudini tra il suo stile e quello di Prevert. Rino leggeva molto?

Sì, Rino era molto curioso, leggeva tanto e di tutto. Gli piaceva fare ricerche, studiare e approfondire le cose.

Rino era molto amico di Francesco De Gregori e Antonello Venditti. Dopo la sua prematura scomparsa, questi due grandi artisti romani, sono stati vicino alla famiglia Gaetano?

Assolutamente no. Il secondo si è fatto sentire solo per raccontare bugie attraverso i media.

Dopo l’interessante progetto di ‘Disco tributo’ del giugno scorso è prevista la pubblicazione di altro materiale d’archivio, magari inedito?

Il disco tributo è stato un bel progetto. Con calma faremo uscire altri inediti.

Intervista ad Alessandro greyVision

Ripensando alla tua infanzia qual è il primo ricordo che associ a tuo zio Rino?

Quando ero piccolo abitavo distante dalla casa dei miei nonni, quindi l’unico momento in cui la famiglia poteva realmente passare un po’ di tempo insieme era quello natalizio. Vivevamo quei giorni con un’atmosfera speciale, perché oltre alla magia del Natale, si apprezzava la possibilità di condividere un tempo prezioso, c’era armonia in casa, come in ogni famiglia e si cercava di fare le cose insieme. Ad esempio, anche se io ero il più piccolo, i miei nonni mi coinvolgevano nella preparazione dell’albero ed anche zio Rino era sempre presente.

Che cosa provi quando ti ritrovi in qualche luogo pubblico e parte una canzone di Rino Gaetano?

Pelle d’oca, è una reazione istintiva. Alla fine la sua voce è una sorta di testimonianza continua, lui è tra la gente ed io mi sento fortunato perché tra i ricordi personali e quelli della gente è come se fosse ancora lì…

Rino Gaetano è, senza dubbio, l’artista che vanta il maggior numero di Tribute Band e Cover Band. Cosa ne pensi di questo riconoscimento postumo operato soprattutto dai più giovani?

Credo che il successo di mio zio sia legato proprio alle sue canzoni: da una parte sono dirette e orecchiabili, dall’altra coinvolgono per i temi che tratta. Alla fine anche chi non ha una gran dimestichezza con la chitarra può tentare d’intonare i suoi brani e questo spesso succede nelle serate tra amici, o magari in qualche pub. Poi per quanto riguarda le cover band posso dire che, grazie all’esperienza diretta che sto vivendo, la musica di Rino è sempre apprezzata e la gente si diverte, quindi c’è spazio un po’ per tutti. Certo quello che non mi piace è la strumentalizzazione che può avvenire delle sue canzoni, per inviare messaggi fuorvianti, ma per fortuna questo accade raramente. Quando canti i pensieri di qualcun altro devi attenerti al messaggio, se no si snatura l’anima di un brano.

Cosa si prova a portare avanti con la Rino Gaetano Band l’eredità artistica e umana di Rino Gaetano?

Da una parte è una grande responsabilità, dall’altra però per me e il resto della band è una grande soddisfazione. Ad ogni concerto la gente va via soddisfatta e questa è la conferma che Rino è stato ed è ancora un grande. Noi come gruppo cerchiamo di rendergli omaggio, ma non potremo mai neanche lontanamente paragonarci a lui. Lui ha fatto la storia, è stato unico e la nostra missione è diffondere ancora il suo messaggio e cerchiamo di farlo con tutto l’impegno e la passione che abbiamo per la sua musica.

A volte si accosta il nome di un autore a quello di Rino Gaetano per qualche brano, ma poi a quello successivo ci si accorge di aver fatto un paragone azzardato. Sei d’accordo?

Assolutamente sì, spesso si accosta un po’ chiunque a Rino solo per trovare in lui qualcosa d’interessante. Queste forzature però non rendono mai giustizia a nessuno dei due protagonisti, due persone non sono mai uguali e non bisogna snaturarne una per paragonarla ad un’altra.

Tuo zio è stato un “irregular”, un artista che la critica e il pubblico degli anni Settanta non sono riusciti a catalogare o, se l’hanno fatto, hanno finito immancabilmente per fraintenderlo. Probabilmente anche per questo è stato capito solo con ritardo. Chi, a tuo parere, dei cantautori di oggi, si avvicina di più al suo stile?

Proprio per il discorso fatto in precedenza, non mi piace paragonare artisti diversi (per epoche ed esperienze), però se devo trovare delle somiglianze, posso dire che oggi Max Gazzé e Daniele Silvestri lo ricordano in alcuni aspetti.

Quali sono le canzoni di Rino cui ti senti più legato?

La mia canzone preferita è ‘Ti ti ti ti’: sia per la canzone in sé, sia perché ho avuto modo di conoscerla nella sua versione demo, che rispetto a quella che poi si sente nel disco è più calda e rilassata. Adoro quel brano perché è semplice e diretto, ma non banale, e per molti aspetti ancora molto attuale, specie nella seconda parte dove Rino si scaglia contro i ‘politici imbrillantinati’.

Quali sono quelle che canti con la R.G.B.? Esiste una in particolare che avresti voluto scrivere tu?

Sul palco mi esibisco con ‘Capofortuna’, ‘Ti ti ti ti’, ‘Fabbricando case’, ‘E la vecchia salta con l’asta’ e ‘Aida’. Stimo molto i brani realizzati da mio zio e credo che questo si capisca quando sono lì sul palco e cerco di ‘trasmetterli’ al pubblico. Al di là dell’omaggio però, non penso che potrei mai scriverne simili o magari pensare di ‘rubarne’ una per me. Sono tutte molto belle e se devo parlare a livello di compositore di musica strumentale, penso che il brano ‘Rosita’ sia quello che si avvicina di più al mio modo di sentire la musica.

Quali, secondo te, andrebbero maggiormente valorizzate?

Il problema di fondo è che spesso le persone si fermano alla superficie: ancora oggi molti legano il nome di Rino a due/tre brani, come ‘Gianna’ (pietra miliare di Sanremo) o ‘Ma il cielo è sempre più blu’. Invece sono tanti i brani che potrebbero vivere in maniera autonoma, proprio per i loro testi sempre attuali. Grazie alle cover band qualcosa sta cambiando, anche se non tutto fila sempre liscio. Alcune infatti a volte escono un po’ fuori dai canoni e certo non mi fa piacere se la musica di mio zio viene utilizzata per scopi personali o in maniera fuorviante; tuttavia la maggioranza si presenta sul palco mettendo in scena anche brani meno noti, dando un notevole contributo alla divulgazione dell’arte e della poesia di Rino Gaetano. E questo non può che farmi piacere.

Rino è nato a Crotone e poi si è trasferito a Roma, dove tu vivi. Che cosa provi per Crotone? Ti senti comunque legato alla Calabria o la cosa ti lascia indifferente?

Indifferente no, l’indifferenza è uno dei sentimenti più brutti che può provare un essere umano credo (sorride), a volte è peggiore dell’odio. Forse all’epoca i tempi non erano maturi e credo che a Crotone si sia un po’ sottovalutato l’impatto che ha avuto Rino a livello nazionale; probabilmente erano realtà lontane, che hanno avuto difficoltà a parlarsi, ma posso dire con certezza che mio zio non ha mai dimenticato le sue origini a differenza di altri e personalmente della Calabria ho le origini, ma non mi sento vicino a quelle persone che hanno dimenticato/sfruttato mio zio. A proposito della Calabria nel 1978 Rino disse di “sentirsi più romano che calabrese”. A distanza di anni questa espressione è rimasta fraintesa. Colgo l’occasione di questo spazio per smentire tale frase, o meglio il suo senso; perché mio zio con quest’affermazione volle soltanto dire che fu Roma a dargli l’opportunità di formarsi e crescere artisticamente e che quindi le “doveva” il suo successo, ma (da come si evince dalle sue canzoni) il Sud è stato sempre nel suo cuore.

Al di là della produzione artistica di Rino Gaetano, che genere ascolti e con quali artisti ti senti più in sintonia?

Sono cresciuto musicalmente frequentando un genere che non ha nulla a che fare con la musica di mio zio, né in generale con la tradizione italiana. Sin dall’adolescenza infatti sono stato attratto da quel filone nato negli anni ’80 e che si richiama alla New Wave. Tra gli esponenti più importanti del genere ci sono i The Cure, Joy Division, Dead Can Dance, The Sound, Colin Newman e Sol Invictus. Tuttavia ad oggi non disdegno affatto la musica New Age, con Harold Budd, Brian Eno, Danilo Cherni, Philip Glass, Wim Mertens. Parlando però a livello personale, come musicista, mi sento più in sintonia con i For Against, i Depeche Mode, i Sad Lovers & Giants e gli And Also The Trees, Sol Invictus…

Quali sono i tuoi progetti artistici per il futuro?

Componendo musica strumentale, mi piacerebbe poter sonorizzare un film, un cortometraggio o un documentario. Il mio amore per l’arte è comunque a 360° e ogni tanto faccio mostre fotografiche. In generale poi mi piace mettere le mie capacità a disposizione dei miei amici e spesso collaboro con loro per fare le copertine e i booklet dei CD, che personalizzo lavorando sui miei scatti.

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