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Si del Comune per finanziare i debiti GORI, le accuse della Sinistra

lunedì 5 novembre 2012, di Gennaro Addato


Buono sconto sui debiti della GORI, la regione Campania “regala” 157 milioni di euro alla società di gestione idrica con l’avallo dei sindaci dei comuni dell’ambito vesuviano-sarnese. Questi i fatti: il 27 ottobre si è riunita l’assemblea dei comuni dell’Ato3 per discutere del conto consuntivo 2011 e del bilancio di previsione 2012 della GORI. La società a capitale misto che si occupa della gestione idrica ha maturato negli anni 194 milioni di euro di debiti verso la regione Campania, ridotti a 37 milioni grazie ad un accordo con il governo di Stefano Caldoro. La decisione è passata durante una rumorosa riunione (alla quale hanno preso parte gli attivisti del movimento campano per l’acqua pubblica) con una larga maggioranza: su 72 comuni che fanno parte dell’assemblea sei sono stati gli astenuti, solo otto i contrari. L’amministrazione comunale di Pollena Trocchia non ha mancato di esprimere il suo voto favorevole all’annullamento dei debiti della GORI. Una posizione osteggiata dai partiti di opposizione all’indomani del voto.
“E’ gravissimo che sia stata cestinata la volontà popolare espressa dal referendum – ha attaccato Pasquale Murone, segretario di Rifondazione Comunista – Comprendo che se c’era un buco in bilancio questo andava riparato ma è assurdo che ogni azione di questa amministrazione si traduca in un danno per il contribuente. Non dimentichiamo l’aumento al 6% della TARSU e la mancata applicazione di riduzioni o esenzioni dall’IMU per categorie particolari. In pratica – ai cittadini di Pollena Trocchia toccano aumenti sulla bolletta di tre beni primari: acqua, casa e spazzatura”.
“Riteniamo scandaloso quello che è avvenuto all’ultima riunione dell’Ato3 – ha dichiarato Roberto Braibanti, presidente della sezione locale di SEL – Non ci spieghiamo il perché vengano prese queste decisioni, che sono in totale controtendenza con ciò che è accaduto nel comune di Napoli all’indomani dei risultati referendari, dove l’Arin è stata sostituita da una società a gestione totalmente pubblica. Non vedo perché nel vesuviano ciò non debba accadere e si continuino a preservare situazioni contrattuali ormai superate”.

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