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Ottaviano. Uccise sua madre a martellate, condannato a 24 anni il cognato del boss Raffaele Cutolo

martedì 6 novembre 2012, di Giovanna Salvati


Ventiquattro anni di reclusione con il riconoscimento della seminfermità mentale: è questa la condanna per Giovanni Iacone, cognato del boss Raffaele Cutolo. Una condanna per aver, il 20 maggio del 2008, massacrato con un martello la madre Pasqualina Alaia, di 78anni. Dopo quattro anni di indagini, interrogatori e attesa: nel pomeriggio di oggi il verdetto. La sentenza è stata emessa dalla quinta corte d’assise, presieduta da Adriana Pangia. Due ore per ricostruire l’intera vicenda, due ore per rivivere quella sequenza agghiacciante, rivedere negli occhi dei parenti il dramma prima della sentenza definitiva. Il pm Valeria Sico aveva chiesto l’ergastolo ma dopo la requisitoria, durante la quale la rappresentante della pubblica accusa ha ricostruito nei dettagli il clima in cui è maturato l’omicidio, per il giudice Pangia è stato tutto chiaro: è lui il colpevole e per questo dovrà scontare 24 anni in carcere. Un punto che mette fine ad una pagina nera della città ottavianese, che in tanti in città ricordano ancora come se fosse ieri. Il massacro, il sangue, la fuga, l’inseguimento,l’arresto, la rabbia ed il dolore. La storia di una madre, di una donna che la vita aveva già segnato e che ha riservato per lei un finale ancora più macrabo. Giovanni Iacone, 53enne, nel 1996 aveva assassinato nello stesso modo la moglie, Renata Tamburrini, a Cimego, in provincia di Trento. Dopo avere scontato dieci anni di carcere per l’omicidio della moglie, Iacone, che nel frattempo aveva perso la potestà genitoriale sui figli, era tornato ad Ottaviano. Non avendo né un lavoro né un’abitazione, era stato accolto a braccia aperte dalla madre Pasqualina. Lei che nonostante tutto aveva perdonato e continuava ad amare suo figlio cercava ogni giorno di essere presente sempre. Lo accudiva come un bambino piccolo, con pazienza ma determinazione. Ma lui, era sempre più irrequieto e ogni giorno era un litigio. Forse, mai la donna, avrebbe immaginato che il figlio potesse arrivare a tanto. Un attimo di follia incontrollabile che lo ha portato ad impugnare il martello e massacrarla. Secondo il pm a far scattare l’omicidio sarebbe stata una lite sulla relazione sentimentale che Iacone aveva intrapreso con una sorellastra, nata da una relazione extraconiugale di suo padre. La relazione, ha sottolineato il pm, era avversata anche dalla sorella Immacolata, come si evince dalla stessa sentenza. E fu proprio quest’ultima a scoprire il corpo senza vita della madre nella sua abitazione in via Rosario, a trovare il martello insanguinato su un divano. Di qui la telefonata al fratello, certa che fosse lui l’assassino. L’uomo però si diede alla fuga e solo dopo un inseguimento fu rintracciato nella stazione di Sant´Anastasia. Con sé aveva un´accetta, una cesoia in metallo ed una revolver, pistola a tamburo calibro 38. Pasqualina Alaia era diventata nonna, da poco della piccola nipotina, figlia del boss Raffaele Cutolo. Quella piccola creatura era per lei un nuovo inizio, quella che con i suoi sorrisi aveva accolto come un “miracolo”. Dal canto suo Pasqualina era una donna gentile, schiva, dallo stampo antico, una donna che nonostante il dolore era sempre riuscita a ripartire, rimboccarsi le maniche e con determinazione andare avanti. Nel giorno della sentenza in tanti in città commentano “era una donna perbene, la camorra con lei non c’entrava niente, era una signora” . Insomma un capitolo che si chiude: la giustizia ha fatto il suo corso ma per la famiglia la donne è come se fosse morta due volte: il 20 maggio e oggi che hanno riconosciuto il figlio come colpevole.

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