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" Economia e territorio": la crisi c’è o non c’e?

martedì 4 dicembre 2012, di Angela Natale


"I prezzi dei prodotti,secondo gli ultimi dati Istat, hanno subito un rincaro del 4%, il tasso di disoccupazione in Italia è passato dall’8% nel 1985 al 12% nel 2012 e la produzione industriale cala dal 2.3% nell’area euro e del 2.7% nell’U.E., questo secondo i dati forniti da Eurostat; il reddito dei Campani resta sensibilmente inferiore alla media italiana (12.303 euro pro capite contro i 17.650 medi nazionali), al punto che un cittadino campano ha percepito nel 2009 circa 5.347 Euro in meno rispetto ai suoi connazionali. I dati ( e questi sono solo alcuni) sono ‘allarmanti’ sotto tutti i punti di vista: per le strade e nei negozi dei nostri paesi vesuviani non si parla d’altro che di crisi. La gente è esasperata, eppure il venerdì, il sabato e la domenica sera le sale cinematografiche sono piene, i ristoranti hanno la coda di persone fuori che aspettano un secondo e, semmai anche un terzo turno per cenare. Dati posti sotto gli occhi di tutti, e di quelle tante famiglie colpite dalla crisi, e che i fatti di cronaca ci raccontano non poter tirare sino a fine mese. A tal proposito l’affollamento dei locali nei weekend, induce ad una attenta riflessione: “la crisi c’è o non c’e?” o meglio, chi è colpito duramente da questa? Elementi che portano ad attente valutazioni; c’è chi in questa fetta vesuviana è immune dalla famigerata crisi? e perché? Una risposta potrebbe essere, con buone probabilità e tanto amaro, che c’è chi non sa rinunciare al bello. Si apre cosi un foglio di analisi più dura: sostenere la bella vita per tanti comporta indebitamenti o il raschiare il fondo della mattonella, spendendo i pochi soldi che si hanno, non volendo rinunciare a niente, mostrando di essere succubi del progresso avuto negli ultimi venti anni e, che ha cambiato il modo di pensare e di agire? Dove è finito il senso del risparmio che i nostri genitori ed ancor prima i nostri nonni hanno praticato e che oggi non si riesce più a replicare?E il rinunciare a qualcosa oggi, di sicuro non importante, per ottenere qualcosa di buono domani? E sognare un futuro migliore pieno di obiettivi da conseguire? I nostri giovani studiano sempre meno, contrariamente all’attuale esigenza da parte dei paesi dell’U.E. di avere giovani più preparati per confrontarsi al meglio col mondo del lavoro e rispondere, anche attraverso questa via, ad una economia in declino. Ma cosa stiamo aspettando ad intraprendere una battaglia per il cambiamento ? da dove nasce quest’attuale immobilismo della società civile? Ricordate i giovani sopracitati? Già i “nostri giovani”, ecco un ultimo amaro interrogativo in merito, quali sono i messaggi che stiamo lanciando loro? Che tutto è possibile senza sacrificio? Le nostre scelte di oggi graveranno sulle loro spalle domani; e se citando la storia con le dovute differenze, ci troveremo a dire “quoque tu, Brute, fili mi” non ci chiediamo il perché?

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