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Diciotto arresti nell’ambito di un’operazione condotta dai Ros di Bologna contro il clan Vallefuoco

Brusciano, usura ed estorsioni in cella la convivente del sindaco

sabato 15 dicembre 2012, di Gabriella Bellini


Quando i carabinieri del Nucleo Operativo di Castello di Cisterna hanno bussato a casa sua nel cuore della notte il sindaco di Brusciano pensava si fosse verificato un nuovo attentato (nelle scorse settimane diversi esponenti politici e dirigenti comunali ne sono stati vittima), ma non era così. Questa volta i militari erano nell’appartamento di Angelo Antonio Romano per arrestare la sua convivente Lucia Esposito di 36 anni, considerata con il boss Francesco Vallefuoco, suo ex amante e convivente tra gli organizzatori e direttori di un’associazione criminale che operava in Emilia Romagna. La donna è, infatti, tra le 18 persone destinatarie di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Bologna, su richiesta della locale Procura Distrettuale Antimafia, e eseguita dai Ros bolognesi. Gli indagati rispondono, a vario titolo, per associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, e tentato sequestro di persona a scopo di estorsione, aggravati dal metodo mafioso. A finire in manette anche Vallefuoco, 44 anni a capo di un omonimo clan criminale, la moglie di lui Giustina Panico 40 anni, il cognato Gennaro D’Amore 44 anni, e poi Luigi Vallefuoco, 44 anni, Nicola Vallefuoco, 26 anni, Giovanni Abete 45 anni, Francesco D’Amore 30 anni, Gennaro Esposito 39 anni, Luigi Pannone 26 anni, tutti residenti a Brusciano Giuseppe Terracciano 34 anni di Castello di Cisterna, Antonio Monfrecola 61 anni di Casalnuovo, Sigismondo Di Puorto, 40 anni, originario di San Cipriano d’Aversa (Caserta) e già detenuto, Francesco Di Tella 46 anni di Casal di Principe, Pietro Picazio, 32 anni originario di Torre Annunziata e già in carcere, Luigi Luciano 40 anni residente a Rimini, Marika Carcas Regnaud 33 anni residente a San Clemente (Rimini), e un provvedimento restrittivo è stato emesso anche a carico di Roberto Zavoli, 61 anni, non ancora eseguito perché cittadino della Repubblica di San Marino. Le indagini erano cominciato nel 2010 (ma i fatti appurati sono cominciati fin dal 2006) e già avevano portato a due importanti operazioni con l’arresto totale di altre 13 persone. L’organizzazione imponeva racket e usura a numerosi imprenditori locali, il denaro incassato veniva reinvestito in attività immobiliari e commerciali in Emilia Romagna e nella Repubblica di San Marino. Ma nel corso dell’indagine sono stati documentati significativi collegamenti tra il gruppo criminale indagato ed i clan “Stolder” di Napoli, "Sacco-Bocchetti- Cesarano", di San Pietro a Patierno e gli “Schiavone", oltre alla famiglia mafiosa palermitana dei "Fidanzati”. Nel corso delle indagini si è accertato che Vallefuoco doveva morire, così aveva deciso il clan Mariniello di Acerra, un progetto che fu sventato grazie all’intercessione del clan Sacco, e poi della cosca dei D’Avino di Somma Vesuviana, in cambio del versamento di una quota del 5-10 % degli introiti delle attività gestite dal boss. Per ripulire i soldi il gruppo aveva aperto due agenzie di recupero crediti, “ISES s.r.l.” e “ISES ITALIA s.r.l.”, create nel 2008, inoltre per spaventare le proprie vittime il gruppo aveva spesso riferito di far parte della camorra in particolare al "clan dei casalesi", oltre ad agire armati. Le vittime erano spaventate e senza via di uscita, in alcuni casi avevano pensato al suicidio, altre hanno invece chiuso le loro attività. Coinvolti nell’inchiesta anche commercialisti, notai, avvocati, broker finanziari che, oltre a fornire al gruppo importanti informazioni e consulenze garantivano una copertura sicura per operazioni di riciclaggio.

DA METROPOLIS DEL 15 DICEMBRE

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