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Clan Fabbrocino, 24 arresti tra questi l’ex candidato sindaco del Pdl

martedì 18 dicembre 2012, di La redazione


Un maxi blitz della Dia questa mattina ha portato all’esecuzione di 24 ordinanze di custodia cautelare in carcere (altre quattro non sono state ancora eseguite perchè i soggetti interessati non solo al momento reperibili). Eseguite in tutta Italia da Guardia di Finanza, carabinieri e polizia, interessando in particolar modo la provincia di Napoli,Milano, Bergamo, Brescia, Caserta, Bologna, Roma, Chieti, L’Aquila, Avellino, Benevento, Salerno e Catanzaro.
La Direzione investigativa antimafia nell’ambito del blitz che ha portato all’arresto di persone legate al clan Fabbrocino e componenti della cosca, tra cui il cugino del boss e omonimo, Mario Fabbrocino, ha sequestrato anche beni intestati a prestanome e riconducibili ad esponenti del clan per un totale di 120 milioni di euro. Si tratta di attività economiche, ma anche di immobili.

GLI ARRESTATI
Biagio Bifulco, Domenico Cesarano, Luigi Ambrosio, Salvatore Ambrosino, Umberto Ambrosio, Gennaro Annunziata, Maurizio Annunziato, Quirino Beracci, Giuseppe Caliendo, Domenico Casillo, Pasquale Ciccarelli, Biagio Ciccone, Francesco Cozzolino, Vincenzo Del Giudice, Ciro Di pietro, Mario Fabbrocino, Domenico Falco, Marino Ilardi, Salvatore Miranda, Gennaro Pagano, Angelo Prisco, Silvio Ranieri, Vincenzo Sannino, Giovanni Sasso.

I LEGAMI CON LA POLITICA

Un punto importante dell’inchiesta è quello legato alla politica e al così detto "voto di scambio". In particolare gli inquirenti si soffermano sull’appoggio fornito nel 2009, da alcuni esponenti del clan Fabbrocino, alla candidatura a sindaco di Pasquale Ciccarelli, il quale si accompagnava nella sua campagna elettorale con Giovanni Sasso e con altri indagati. Al Ciccarelli appunto viene contestata l’associazione a delinquere di stampo camorristico.
Altro "colletto bianco" ritenuto al servizio del clan Fabbrocino è risultato l’avvocato salvatore Ambrosino che gestiva il fallimenti di Umberto Ambrosio e Gennaro Annunziata e suggeriva loro i comportamenti da tenere per "sottrarre" i beni dal fallimento, facendo ciò (sempre secondo l’inchiesta) consapevole di favorire il clan camorristico.

LE RELAZIONI CON LE ALTRE COSCHE

Alla cosca ottavianese viene riconosciuta la capacità di aver stretto dei legami con alcuni dei più importanti clan camorristici del Napoletano. Ad esempio il clan Licciardi di Secondigliano, gli Scissionisti Amato-Pagano i Mazzarella di san Giovanni e a Teduccio, i quali essendo in lotta con i Sarno di Ponticelli si erano offerti di aiutare la famiglia criminale di Ottaviano a contrastare i boss del Rione De Gasperi che in quel periodo cercavano di attivare i loro affari sulla stessa Ottaviano. Avevano anche i legami con i Russo di Nola e avevano favorito la latitanza delle ’ex primule rosse Pasquale e Salvatore.

GLI AFFARI

Il clan Fabbrocino era riuscito a penetrare anche nel mondo dell’imprenditoria, soprattutto nei settori dell’abbigliamenti e del commercio degli alimenti con una grande capacità di infiltrazione nelle regioni del Centro e Nord Italia, tanto da realizzare 254 immobili, 80 aziende, per un valore a ribasso di oltre cento milioni di euro, tutti beni finiti sotto sequestro.
In particolare, da quanto emerge dalle intercettazioni, i supermercati alimentari dei fratelli Prisco appoggiavano il clan e avevano un giro di affari di oltre cento milioni di euro all’anno. A questi vanno aggiunte fabbriche tessili del vesuviano con punti di vendita realizzati con eleganti negozi a Bergamo e Brescia facenti riferimento, tramite prestanome, a Biagio Bifulco. Mentre Biagio Ciccone in Umbria aveva avviato alcune aziende agricole.

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