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Saviano Teatro Auditorium - Quarta serata della Rassegna teatrale Savianese.

La compagnia “La Monade” da Terzigno ha rappresentato “Mousikè” filtri e pozioni di Napoli.

Un inno alla Napoli che vorremmo tutti!

giovedì 27 dicembre 2012, di Antonio Romano


Saviano – Rassegna teatrale città di Saviano IX edizione. Secondo cartellone, è stata portata in scena “ Musikè” filtri e pozioni di Napoli, di Mario Grazio Balzano, per opera del gruppo teatrale La Monade. Il gruppo teatrale proviene da Terzigno, ed è al suo esordio nella Rassegna savianese.

Lo spettacolo, per la regia di Mario Grazio Balzano, si è stato presentato come una sorta di musical caratterizzato da canzoni della tradizione partenopea, intervallate da scene interpretative tratte da numerose commedie della medesima tradizione.

Un grande contenitore scenico, un’interessante proposizione con un repertorio classico napoletano con scenette esilaranti estrapolate da diverse opere teatrali, quasi dei flash di memoria, ricordi di una Napoli fatta di canzoni, armonie musicali; la bella città che tende e raggiunge pienamente una definizione precisa: la commedia proposta è un inno alla Napoli che vorremmo tutti! Ecco allora la proposizione scenica di celebri brani: “Natale in casa Cupiello”, “Uomo e galantuomo”, “Questi fantasmi” di Eduardo De Filippo. Su un leggio si presenta un personaggio che interpreta la voce narrante e che citava grandi autori della letteratura napoletana come ad esempio Salvatore Di Giacomo, Giambattista Basile, un grande personaggio come Totò ricordato con la recitazione della rinomata poesia “ A’ Livella”.

Una poesia che è un capolavoro della letteratura napoletana: in un clima surreale se ne apprezza l’umorismo di due mondi contrapposti; quello dell’effimero di chi ha tutto, oppure ha avuto tutto dalla vita, compreso gli onori e i privilegi e che sopravvive come può! La rappresentazione teatrale ha un fine didattico e un’implicita esaltazione della cultura Partenopea: tanti quadri scenici che racchiudono un clima di cordialità per i temi trattati e un gioco di squadra tra gli stessi attori.

Momento infervorante è stato la proposizione scenica della ’A Rumba D’e Scugnizzi, tratta da una celebre opera di Raffaele Viviani, per la sua musica dirompente e di grande ritmo. Un momento teso a far riflettere sulla condizione napoletana di qualche anno fa, con i suoi problemi e la sua crisi di valori, un testo nel quale Viviani mette in scena, in questo brano brevemente, come in tutta la sua opera, la plebe, i mendicanti, i venditori: un’umanità disperata e disordinata che vive la sua eterna ostilità per soddisfare il minimo indispensabile per vivere.

Un accenno per dire di Viviani e della sua intera opera, di certo, all’epoca come oggi, punto di rottura con altre tendenze artistiche che si allontanava violentemente dalla retorica struggente del tempo, prendendo le distanze al contempo dalla cultura positivista e ponendosi per molti versi all’interno di creative dinamiche. Parlando scenicamente della storia di Napoli non poteva mancare il ricordo di un personaggio storico come Tommaso Aiello detto Masaniello e la rivolta del 16 luglio1647.

“Un personaggio che apre e chiude la scena”, tiene a precisare lo stesso regista. Un personaggio divenuto un mito. Uno spettacolo che ha molte sfaccettature, tanti argomenti da trattare: un notevole lavoro di sintesi e di regia per coordinare le diverse fasi. Notevole il consenso di pubblico che ha apprezzato il lavoro scenico.

Il titolo dell’opera, “Mousikè” non è casuale, come dimostra un’immagine, ispirata all’antichità e alla cultura ellenica, sulla scena in posizione centrale e su delle locandine di presentazione: basti pensare che nell’Antica Grecia, i giovani di allora, dovessero fare i conti, proprio con il mousiké, nel senso di studiare questa disciplina. Con il termine s’intendeva l’insieme delle arti presiedute dalle Muse.

Questo comprendeva la poesia, la letteratura, musica, teatro, canto e infine danza. In particolare la poesia era rappresentata, nel mondo greco antico, per mezzo del canto e di uno strumento musicale dell’epoca. Meritano citazioni i vari interpreti: Rosaria Annunziata, Giuseppe Romano, Giuseppe Alfano, Rosalba Pedatella, Pasquale Ambrosio, Mafalda Balzano, Cludio Balzano, Mario Grazio Balzano, con l’incarico di regista e attore, Renata Balzano e infine Umberto Napolitano.

Antonio Romano

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