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RASSEGNA TEATRALE AUDITORIUM SAVIANO

Compagnia Omega: "Ce pensa mammà" con la morte nel cuore

A 20 giorni dalla dipartita della moglie, la cara Rosaria, il regista e attore Francesco Amoretto, non ha voluto rinviare lo spettacolo previsto in rassegna, regalando insieme alla bravura di protagonisti dell’opera dei fratelli Di Maio, attimi di profonda emotività e commozione.

venerdì 25 gennaio 2013, di Mauro Romano


“Ce penza mammà”. Magari fosse possibile. Magari potesse indirizzarci alle giuste decisioni in vita, ma anche quando non c’è più. Magari venendoci in sogno per asciugarci una lacrima o condurci per mano dove è possibile scorgere un po’ di felicità. Quante cose si fanno in nome di “Mammà!?!”. Tante di queste, esilaranti eppur significative, figurano nella commedia in due atti messa in scena dalla Compagnia “Omega” di Cercola, del m° Francesco Amoretto il quale, oltre ad esserne fondatore e regista, ne impersona anche il ruolo di validissimo attore.

Palcoscenico il teatro/Auditorium di Saviano (Na) in occasione della IX rassegna teatrale intitolata all’illustre cittadino della “Città del Carnevale”, Carmine Mensorio.

E’ stato senza alcun dubbio un bel successo di pubblico e di gradimento alla presenza delle massime autorità politiche della cittadina dell’agro nolano. Tra essi ricordiamo il primo cittadino – anche consigliere regionale – l’on. Carmine Sommese ed il suo vice, con delega di assessore alla Cultura, il dr. Francesco Iovino.

Uno spettacolo che ha divertito i numerosissimi intervenuti, benché l’atmosfera non era di quelle più semplici, per la dipartita - circa venti giorni prima - della moglie dell’Amoretto, la sig.a Rosaria Rizzo, che, tra l’altro, figurava nel cast con compiti di factotum.

Poteva essere rinviato lo spettacolo, ma nessuno ha voluto! Ne i familiari, ne gli stessi attori che si erano rimessi alla volontà di chi aveva il cuore a pezzi e la mente altrove.

Alla fine fantastici tutti! A cominciare dalla veterana Liana Gallo che, entrando in teatro dal settore dedicato al pubblico, ha voluto dedicare alla compianta Rosaria l’appropriatissimo brano classico napoletano “Tu si ‘na cosa grande” … emozionando ed emozionandosi alla pari di Rosy Casalini che, rivolgendosi alla splendida figura di Francesco Amoretto, ha coinvolto tutti nell’esibizione del brano portato al successo da Lucio Battisti: “Io vivrò” … quando solo le mani battevano e quel nodo alla gola non riusciva a scendere.

Poi tutti in scena - Francesco Amoretto, Liana Gallo, Antonella Montanino, Raffaella Rocco, Alessia Battaglia, Anita Cristiano, Rosy Casalini, Stefano Gallo, Andrea Liguori, Mario Borrelli, Pasquale Cozzolino, Olga Imperatore - con la “Morte nel Cuore”, ma con l’indubbia professionalità e bravura già riscontrata nelle migliori occasioni di ben trentacinque anni di palcoscenico. Anzi, con in più la crescita artistica di tanti giovani del solido gruppo cercolese.
Senza voler essere frainteso e considerato irriguardoso, ma per l’intensità mostrata da ognuno, come ulteriore personale omaggio, mi sono saltate in mente le fantastiche note, accompagnate da voce tenorile, di “Ridi Pagliaccio” … evidenziando che combattere per la vita, in casi come questi, può significare esorcizzare la morte!

Quella stessa vita che riversa i suoi contenuti nei giorni che inesorabilmente trascorrono a piacimento della sorte, per ingrata che sia! E quale forma d’arte più consona, se non quella teatrale, appare più indicata per individuare il momento per sviscerare sull’assurdo dolore della morte una valanga di risate?!? Teatro che nelle sue varie espressioni è commedia, tragedia, dramma, forma satirica commedia dell’arte … e chi più ne ha più ne metta … per suggellare nell’anima, nella voce, nei movimenti, tutta la devozioni di cui un essere umano può essere capace per infondere un fremito collettivo.

Ed è così che quel gigante maligno che sovrasta la nostra esistenza, che ci porta al crudele distacco, viene sconfitto, ridotto in poltiglia da chi della propria forza interiore ne fa un’arma vincente.

Ed anche se dietro la porta rimane in agguato quel vuoto a cui non eri abituato e che nessun mortale potrà mai colmare; anche se la stanza della quotidianità stravolta appare inaridita al tuo sguardo che non cancellerà facilmente quella dolce ed amorevole immagine … caro Francesco, continua ancora a stupirci con la tua arte di teatrante intesa nel termine più dignitoso e nobile del termine.

Le mille sfaccettature di una vita non potevano in nessun modo essere annebbiate in 20 giorni. Ne forse giammai smetteranno di gocciolare le nubi del cuore. Ma a venirti in soccorso ci sarà quell’attimo vestito d’eternità che deriva da uno sguardo da lassù, in tutto il suo amore, in tutta la sua intensità.

Grazie Francesco per essere salito su quel palco. Grazie a te e alle “Voci” della tua “Omega”che hanno saputo stringersi a te, al tuo – ed al loro – dolore, con dignità e nel modo in cui tu gli hai insegnato: Recitando! Col cuore, prima di mettere in scena la loro perizia artistica.

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