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Autore: Dr. Agostino Di Ciaula – ISDE Italia

La combustione dei rifiuti nei cementifici: appello alla politica e al buon senso

giovedì 7 febbraio 2013


Il 23 gennaio 2013 è arrivata alla Camera la proposta di legge denominata “Utilizzo di combustibili solidi secondari (CSS) in cementifici soggetti al regime dell’autorizzazione integrata ambientale”, in seguito alla sua approvazione da parte del Senato.
Il testo è consultabile al seguente link http://documenti.camera.it/Leg16/Dossier/Testi/Am0328.htm ed è imminente la
discussione per l’approvazione definitiva del testo.

Qualora questo avvenga, ci sarebbe un’estrema agevolazione del procedimento
autorizzativo unico necessario ai cementifici per bruciare rifiuti (sotto forma di
“combustibile solido secondario”, CSS) in sostituzione parziale dei combustibili fossili.
Nonostante questa pratica, economicamente conveniente per l’imprenditoria di settore,
possa teoricamente comportare una riduzione di alcune emissioni di gas serra, gli
svantaggi per gli italiani sarebbero enormemente maggiori rispetto ai possibili benefici,
comunque ottenibili con metodi alternativi e più sostenibili.

1. I cementifici sono impianti industriali altamente inquinanti con e senza l’uso dei
rifiuti come combustibile [1] e i limiti di legge per le emissioni di questi impianti sono
enormemente più permissivi e soggetti a deroghe rispetto a quelli degli inceneritori
classici. Ad esempio, considerando solo gli NOx, per un inceneritore il limite di
legge è 200 mg/Nmc, mentre per un cementificio è tra 500 e 1800 mg/Nmc. Inoltre,
un cementificio produce di solito almeno il triplo di CO2 rispetto a un inceneritore

classico. La lieve riduzione dei gas serra ottenuta dalla sostituzione parziale dei
combustibili fossili con rifiuti ridurrebbe le emissioni dei cementifici in maniera
scarsamente significativa, considerata la abnorme produzione annua di CO2 da
parte di questi impianti che, secondo i dati del registro europeo delle emissioni
inquinanti (E-PRTR) ammonta in Italia a circa 21.237.000 tonnellate/anno.
Basterebbe un piccolo aumento della capacità produttiva dei singoli impianti per
recuperare abbondantemente la quantità di gas serra “risparmiata” dalla
sostituzione parziale dei combustibili fossili con i rifiuti. Questi ultimi, infatti, sono
economicamente molto più vantaggiosi dei combustibili tradizionali e, dunque,
agirebbero da concreto incentivo all’aumento della produzione. Se l’obiettivo del
legislatore è dunque quello di ridurre le emissioni inquinanti di tali impianti, sarebbe
opportuno proporre, in luogo di una mera variazione di combustibile, l’imposizione
di miglioramenti tecnologici e di limiti produttivi ed emissivi che possano garantire
maggiormente la tutela dell’ambiente e della salute pubblica.

2. La combustione di rifiuti nei cementifici comporta una variazione della tipologia
emissiva di questi impianti, in particolare in merito alla emissione di
diossine/composti organici clorurati [2-4] e metalli pesanti [5]. La produzione di
diossine è direttamente proporzionale alla quantità di rifiuti bruciati [6]. Riguardo alle
diossine, viene sottolineato da parte dei proponenti di tale pratica come le alte
temperature dei cementifici diminuiscano o addirittura eliminino le emissioni di
queste sostanze, estremamente pericolose per la salute umana. Tale affermazione
sarebbe invalidata da evidenze scientifiche che mostrano come, sebbene le
molecole di diossina abbiano un punto di rottura del loro legame a temperature
superiori a 850°C, durante le fasi di raffreddamento (nella parte finale del ciclo
produttivo) esse si riaggregano e si riformano [7]. Inoltre, considerata la particolarità
chimica delle diossine (inquinanti persistenti per decenni nell’ambiente e nei tessuti
biologici, dove si accumulano nel tempo), l’eventuale riduzione quantitativa della
concentrazione di diossine nelle emissioni dei cementifici sarebbe
abbondantemente compensata dall’elevato volume emissivo tipico di questi
impianti. È stato dimostrato che la combustione di CSS nei cementifici causa un
significativo incremento delle emissioni di metalli pesanti [5], in particolare mercurio,
enormemente pericolosi per la salute umana. È stato calcolato che la combustione
di una tonnellata di CSS in un cementificio in sostituzione parziale di combustibili
fossili causa un incremento di 421 mg nelle emissioni di mercurio, 4.1 mg in quelle
di piombo, 1.1 mg in riferimento al cadmio [8]. Particolari criticità dovute alla
tipologia di rifiuti bruciati sono state riportate in merito alle emissioni di piombo [9-
11].

3. L’utilizzo del CSS nei cementifici prevede l’inglobamento delle ceneri tossiche
prodotte dalla combustione dei rifiuti (di solito smaltite in discariche per rifiuti
speciali pericolosi) nel clinker/cemento prodotto. Questo comporta rischi potenziali
per la salute dei lavoratori [12, 13] e possibili rischi ambientali [14-16] per
l’eventuale rilascio nell’ambiente di sostanze tossiche. Inoltre, le caratteristiche
fisiche del cemento potrebbero essere alterate dalla presenza di scorie da
combustione [17, 18] in modo tale da non renderlo universalmente utilizzabile [19].
4. La destinazione dei rifiuti a pratiche di incenerimento è contraria alla recente
raccomandazione del Parlamento Europeo (A7-0161/2012, adottata a Maggio
2012, http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=TA&reference=P7-TA-
2012-0223&language=EN&ring=A7-2012-0161 ) di rispettare la gerarchia dei rifiuti
e di intraprendere con decisione, entro il prossimo decennio, la strada
dell’abbandono delle pratiche di incenerimento di materie recuperabili in altro modo.
Una politica finalizzata alla transizione dal concetto di rifiuto a quello di risorsa, che
preveda una progressiva riduzione della quantità di rifiuti prodotti e una concreta
politica di riutilizzo della materia attraverso trattamenti a freddo, sarebbe pratica
decisamente più sostenibile, economicamente vantaggiosa e orientata al bene
comune di quanto sia qualunque scelta che comporti forme di incentivo alla
combustione.

L’Italia è la nazione Europea con il maggior numero di cementifici e questi impianti
causano conseguenze misurabili sulla salute dei residenti nei territori limitrofi, in
particolare in età pediatrica [20]. L’incentivazione e l’agevolazione della combustione dei
rifiuti nei cementifici potrebbe produrre significative conseguenze ambientali, sanitarie ed
economiche e sarebbe ad unico vantaggio dei produttori di CSS e dei proprietari di
cementifici. Per le ragioni esposte, sarebbe assolutamente opportuno evitare
l’approvazione del D.Lgs. denominato “Utilizzo di combustibili solidi secondari (CSS) in
cementifici soggetti al regime dell’autorizzazione integrata ambientale” e prevedere, nel
corso della prossima legislatura, una serie di misure finalizzate a rendere maggiormente
sostenibile nel nostro Paese sia la produzione di cemento che la gestione dei rifiuti.

Bibliografia
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5 Genon G and Brizio E. Perspectives and limits for cement kilns as a destination for
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6 Conesa JA, Galvez A, Mateos F, Martin-Gullon I and Font R. Organic and inorganic
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11 Su DG, Lin SM and Chen YY. Research on Pb Emission of Cement Kiln. Cement
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12 Chen HL, Chen IJ and Chia TP. Occupational exposure and DNA strand breakage
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19 Del Valle-Zermeno R, Formosa J, Chimenos JM, Martinez M and Fernandez AI.
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20 Bertoldi M, Borgini A, Tittarelli A, Fattore E, Cau A, Fanelli R et al. Health effects for
the population living near a cement plant: an epidemiological assessment.
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Dott. Gennaro Esposito
dirigente medico psichiatra AslNa3 Sud - Uosm Nola

pubblicista, ambientalista
Saviano (NA) via Molino,9
telefax 0815113481

genesp@libero.it

Vice-Presidente Fondazione HYRIA-NOVLA - http://www.fondazionehyrianovla.it

Referente ISDE Provincia di Napoli ASS. MEDICI PER L’AMBIENTE - www.isde.it

Delegato FED. ASSOCAMPANIAFELIX (Giugliano, Acerra, Nola)

http://it.groups.yahoo.com/group/assocampaniafelix/

Presidente CORPO PROVINCIALE GUARDIE AMBIENTALI NAPOLI ’AGRO NOLANO’ onlus -

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