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IX RASSEGNA TEATRALE SAVIANO

Saviano – Teatro Auditorium – La commedia “Miseria e nobiltà”

La commedia “Miseria e nobiltà” è stata proposta dalla Filodrammatica Raffaele Repucci da Marigliano.

lunedì 4 marzo 2013


Saviano - La commedia “Miseria e nobiltà” di Eduardo Scarpetta, è stata presentata nell’ambito della IX Rassegna citta di Saviano dedicata al teatro, dal gruppo teatrale Filodrammatica Raffaele Repucci da Marigliano, per la regia di Antonio Cerciello. Grande consenso è stato rilevato, di pubblico e teatro pieno, da tutto esaurito come nelle grandi occasioni. Per la proposizione scenica della celebre commedia, è stata presentata al pubblico una nuova versione: molto apprezzate alcune varianti sceniche. All’inizio dello spettacolo, nella presentazione di anteprima è intervenuto, per un breve intervento, Padre Willian dei Missionari della Divina Redenzione, comunità fondata da Padre Arturo D’Onofrio.

Ricordiamo che Miseria e nobiltà è molto nota al grande pubblico anche per le sue numerose proposizioni, è stato anche un film del 1954 diretto da Mario Mattoli, tratto dall’omonima opera teatrale del 1888 di Eduardo Scarpetta. La trama è sì sintetizzata: Felice Sciosciammocca, interpretato da Roberto Rea, è un povero, che vive alla giornata, sullo sfondo di una Napoli di una volta, facendo lo scrivano e partecipando alla condivisione della casa, o meglio una squallida casa con il figlio Peppiniello, ruolo affidato a Antonio Passaro, la compagna Luisella, l’amico Pasquale, di professione salassatore, con la rispettiva moglie Concetta e la figlia Pupella. Entra in scena il marchesino Eugenio, personaggio interpretato da Enzo Stompanato, nel loro mondo di miseria per chiedere di far parte di un suo piano ben preciso; egli è innamorato di Gemma, una ballerina del San Carlo, personaggio affidato a Nicoletta Esposito. La sua famiglia si oppone all’unione: la ragazza non è nobile! Il padre della ragazza,

Don Gaetano Semmolone, ex cuoco è molto ricco avendo ereditato in maniera inaspettata, è di parere opposto; imparentarsi con dei nobili sarebbe la sua massima ispirazione e un modo come un altro di entrare, effettivamente, in quel mondo, che a lui pare chissà che cosa, che è sì definito come nobiltà. In questo suo intento, non avendone le qualità specifiche, se non la quantità di denaro, è spesso pieno di goffaggine nelle intenzioni e non con la cultura competente. È evidente che richiede di conoscere personalmente i parenti del giovane. Il marchesino dunque chiede a Felice e Pasquale con moglie e figlia di attuare il suo cinico piano giustificato se non altro dai suoi sentimenti: camuffarsi e fingere di essere i suoi nobili familiari e di presentarsi con lui a casa Semmolone.

Il classico colpo di scena: Peppiniello, spinto dalla fame, va a lavorare come cameriere, non in una casa qualsiasi, proprio a casa di don Gaetano, presso il quale lavora in qualità di maggiordomo Vincenzo il quale allo scopo di farlo assumere finge che sia suo figlio. Don Gaetano, personaggio interpretato dallo stesso regista della compagnia Antonio Cerciello, non si rende conto della messa in scena, egli è un personaggio di carattere molto ingenuo. In breve egli riesce ad ottenere il grande privilegio di avere i nobili parenti del marchesino a pranzo. Altro colpo di scena che contribuisce a ingarbugliare ancor di più il tutto: Il figlio di don Gaetano, Luigino, è sorpreso di trovar in casa sua la sua innamorata Pupella, sulla scena interpretata da Rosamaria Lombardi. Le sorprese non finiscono qui: donna Bettina, cameriera personale di Gemma, è, guarda caso, la moglie di Felice, che anni prima lasciò, stufa dei suoi tradimenti. Felice, dopo alterne vicende, si riappacifica con Bettina la quale ritrova il loro figlio Peppiniello dopo tanto tempo, circa sei anni! L’epilogo che si svolge, ovviamente, sul palcoscenico: Luisella, che non aveva preso parte alla finzione, si presenta a sorpresa, litigando farà scoprire l’inganno.

Sarà un colpo di scena a risolvere la circostanza: Gemma è corteggiata da qualche tempo da un signore che non vuol dichiarare la sua identità, che altri non è se non il marchese Ottavio Favetti, padre di Eugenio. Il marchesino scopre gli intenti del padre! Dopo gli opportuni tentennamenti, quest’ultimo altro non può essere che egli acconsenti al fidanzamento di Gemma con Eugenio. Così don Gaetano sorpreso e più che mai smarrito in un primo momento, considerando le buone intenzioni, a suo parere, di tutti quegli imbrogli benedice l’unione tra i due giovani, oltre che quella di Luigino e Pupella, e la riunione di Felice e Bettina. Nell’epilogo, prima della chiusura del sipario, le parole rivolte al pubblico da Felice: “Torno nella miseria, però non mi lamento; mi basta di sapere che il pubblico è contento“. Completa il quadro degli attori: Ciro Esposito, Carmine Vaia, Carmine Conelli, Carmine Monda, Sandro Barisano, Alfonso Villano, Franca Mautone, Rosalia Paone, Rosanna Palma, Antonella Pira Monda, Rosa De Luca, e infine Alessandro Conelli.

Antonio Romano

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