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"Il mio nome è nessuno", di Valerio Massimo Manfredi.

sabato 30 marzo 2013, di Pierluigi Montella


"Il mio nome è Nessuno". Il titolo di questo romanzo, scritto dal noto archeologo e scrittore Valerio Massimo Manfredi, per le edizioni Mondadori, dovrebbe di per sé già porgere al lettore il biglietto da visita della tematica e soprattutto del personaggio oggetto della narrazione: Ulisse o, come era conosciuto nel mondo greco, Odisseo, re di Itaca.
Molteplici e variegate sono i racconti sorti intorno a questa figura a metà fra la leggenda ed il mito: Ulisse è stato, infatti, un personaggio ripreso più e più volte dalla letteratura di tutti i tempi, da Dante Alighieri a James Joyce, tanto per citare i più rappresentativi. Archetipo dell’uomo comune alla ricerca della conoscenza e, in ultima analisi, di se stesso, Manfredi ci presenta un ritratto di Ulisse sicuramente noto dal punto di vista storico ma inedito da un punto di vista caratteriale, la cui giovinezza viene ricostruita, ovviamente, non tramite i poemi omerici, che poco o nulla dicono delle vite dei singoli eroi precedenti la guerra, ma grazie alle vaste conoscenze storiche ed antropologiche dell’autore. La narrazione, infatti, prende avvio dalla sua nascita per poi terminare, in questo primo volume che precede il secondo ancora inedito, dinanzi alle fiamme che divorano la città di Troia, caduta proprio grazie allo stratagemma del sovrano di Itaca.
Dalla nascita alle epiche battaglie dell’Iliade, Manfredi ci parla prima di tutto dell’uomo Odisseo, intrecciando il suo mito con quello degli Argonauti e della famosa ricerca del vello d’oro, passando poi per Eracle, l’uomo dalla forza disumana, e dal racconto dei Sette contro Tebe. Storia e leggenda che si intrecciano di continuo, come in ogni evento raccontato da questo pluripremiato autore, il quale come sua abitudine induce il lettore ad identificarsi con il protagonista della narrazione per fargli condividere le sue speranze, le sue gioie, le sue passioni. La vita di Odisseo sarà irta di pericoli e di sfide, così come di spunti di riflessione e di occasioni di crescita personale: perché quando si torna da un viaggio si è sempre, in qualche modo, diversi.

a cura di Pierluigi Montella

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