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Sant’Anastasia – La denuncia Ambientalista dell’Osservatorio del Pd: “ Troppi sversamenti illeciti nell’area del Parco del Vesuvio.

lunedì 8 aprile 2013, di Maria Beneduce


Una montagna di illegalità: questo è quanto avviene ripetutamente nella zona alta e meno frequentata del comune anastasiano, dove le pendici del Monte Somma appaiono ‘tartassate’ dall’inciviltà. A rendere noto lo scempio che ancora si consuma nel territorio del Parco Nazionale del Vesuvio, le ultime indagini dell’Osservatorio Ambientale del Pd, che sottolinea che in realtà l’area e l’inciviltà che la abitano ne fanno guadagnare un nuovo appellativo: “Parco Nazionale dei rifiuti...". Con l’analisi gli uomini dell’Osservatorio Ambientale Pd, che a breve consegneranno una scrupolosa relazione agli organi preposti, intendono “eliminare i rifiuti tossici e ingombranti nella zona anastasiana dell’Ente Parco”, cosi come è avvenuto in passato, quando hanno denunciato la presenza di sacchi di medicinali nel quartiere “Stella Splendente”. Negli anni passati si sono creati vere e proprie mini siti abusivi di rifiuti di ogni sorta nella zona alta di Sant’Anastasia, dove scarti speciali erano parte degli ammassi. Oggi gli sversamenti “continuano con materiali di risulta, amianto e vernici provenienti dall’edilizia”, dicono dall’Osservatorio Ambientale, e continuano: “La nostra missione è diffondere consapevolezza e cambiare le politiche e gli stili di vita, per costruire un’alternativa economica e sociale in armonia con i cicli naturali. Urge dunque – commentano i componenti dell’Osservatorio - una conversione culturale collettiva. Non è un sogno idealistico, bensì una prospettiva”. Stando alle analisi del territorio pedo-montano, l’abbandono di rifiuti si fa sempre maggiormente grave, e tra i materiali depositati tra la natura anastasiana, e che rientra nella zona dell’Ente Parco, si riscontra presenza di amianto e rifiuti speciali. Costatazioni che sollevano anche la disattenzione da parte degli organi preposti a monitorare a controllare il territorio, “Ovviamente, a malincuore c’è da prendere atto che non c’è nessun controllo da parte degli organi adibiti al checkup dei luoghi. Gli sversamenti contaminano cosi anche le coltivazioni che in quelle zone ancora avvengono, ed è un peccato. Noi pensiamo che coltivare la terra sia un baluardo contro le discariche ed urge una riforma agraria, se negli anni 70 si abbandonava la campagna per l’industria di Pomigliano, ora serve un processo inverso e tornare alla campagna con prodotti di qualità e creare posti di lavoro autoctoni nel settore agro-alimentare”. Come in tante circostanze è stato detto anche da tecnici agrari, la comunità anastasiana, fondata in tempi lontani e floridi, era basata principalmente sull’agricoltura. Oggi invece le coltivazioni di frutteti e ortaggi, come anche di pomodorini nelle zone montane di via Zazzera o di quella Olivella, sono aree ‘dimenticate’ dai controlli e che sono state investite da un “un incremento di sversamenti dei materiali di risulta edili. C’è da considerare, anche ciò non giustifica gli atteggiamenti incivili di chi abbandona in quelle zone sapendo che è altamente difficile che venga scoperto, che le ditte spesso abbattono, con l‘abbandonando della risulta, i costi dello smaltimento di amianto, coperture di asfalto, vernici, copertoni e vecchi elettrodomestici, questo perché’ manca un’isola ecologica. C’è da dire che sono diminuiti o scomparsi gli sversamenti del passato di rifiuti tossici dal nord e quelli radioattivi anche se ci sono ancora alcuni siti da controllare e bonificare”.

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